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Pubblichiamo anche qui l’intervento della presidente di CIAI Paola Crestani pubblicato su Allosanfan.it lo scorso 10 luglio.
L’articolo fa seguito alla lettera aperta di una studentessa di 15 anni, apparsa alcuni giorni prima sullo stesso blog.

Paola Crestani: Sara ha ragione, la scuola deve fare uguaglianza

Quando i ragazzi parlano, hanno l’abitudine e il pregio di essere diretti, di non avere filtri, perché non devono compiacere nessuno. E se una ragazza di 15 anni punta il dito contro noi adulti per non aver messo la scuola al primo posto durante l’emergenza Covid – e quindi l’educazione tra le priorità della politica – allora siamo noi a ritrovarci nudi davanti allo specchio, come quell’imperatore che voleva sempre abiti nuovi. Siamo spesso bravissimi a parole e meno con gli esempi, che, alla fine, sono quelli che aiutano i nostri figli a crescere.

Mi ha colpito la lettera di Sara per la lucidità e la franchezza, per la capacità di arrivare al punto come pochi politici sanno fare.

E mi sono sentita interpellata per quanto, attraverso i progetti educativi di CIAI in Italia, #tu6scuola e Piccoli che valgonosi cerchi di mettere sempre i bambini e i ragazzi al centro del nostro impegno, con le loro scelte, i loro sogni e soprattutto i loro diritti.

Se da un lato posso dire a Sara che ha ragione da vendere, aggiungo anche che lei appartiene a quella parte di giovani che sta crescendo consapevole non solo delle proprie scelte ma di come le scelte degli adulti siano a volte causa della fragilità dei giovani.

Non tutti gli studenti possono nutrire gli stessi convincimenti, trovandosi in condizioni svantaggiate. 

Oggi e soprattutto dopo la pandemia, l’Italia si è ritrovata divisa sempre più nelle diseguaglianze e nei diritti non garantiti per tutti. La scuola non è stata in grado, per dirla con le parole di Erri de Luca, di “fare uguaglianza”, in queste condizioni.

Chi appartiene già a contesti fragili oggi si ritrova ancora più ai margini, a rischio di drop out, non in grado, in prospettiva, di agire positivamente per il proprio futuro e  la società di domani: durante questa pandemia si stima che degli 8 milioni di studenti circa un milione e mezzo di loro siano stati esclusi non solo dalla didattica a distanza ma anche dalla partecipazione alla comunità scolastica.

Come ha evidenziato Fondazione Agnelli, si tratta in gran parte di ragazzi appartenenti a famiglie in difficoltà, caratterizzate da analfabetismo funzionale che si è accresciuto negli ultimi mesi.

Dobbiamo essere consapevoli della caduta di apprendimento generatasi, che varia dal 35 al 50% rispetto al 2019, un dato solo in apparenza astratto che rischia però di pesare sul futuro di tanti ragazzi, i loro percorsi futuri, le opportunità di lavoro. Un impatto quindi che si riversa su tutta la società

È nostro dovere adesso non lasciare indietro nessuno di questi studenti e fare di tutto per aiutarli a recuperare lo svantaggio subito per evitare che quelle fratture sociali createsi durante il lockdown si divarichino ancora di più.

Occorre a mio avviso essere consapevoli che la scuola non è solo banchi o didattica a distanza, ma un sistema di relazioni ed esperienze che interagiscono continuamente con le famiglie, la comunità, il territorio, gli insegnanti e anche le realtà del privato sociale come CIAI che con #tu6scuola è entrato in sei scuole secondarie di primo grado, da Milano a Palermo a sostegno di una scuola inclusiva.

Garantire a Sara e a tutti gli studenti italiani il diritto allo studio e alle relazioni educanti significa certamente intervenire in termini di supporto materiale con la fornitura di strumenti digitali per quelle famiglie o scuole che ne siano sprovviste, ma, soprattutto, garantire tutte quelle relazioni che sono così importanti per la crescita ed il percorso educativo oltre ad un supporto psicologico e pedagogico indispensabile per affrontare gli effetti dell’isolamento e della socialità interrotta in questi mesi.

Paola Crestani – Presidente CIAI

 

La lettera aperta di Sara

Sara, 15 anni: la scuola è la nostra salvezza, non può venire per ultima