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Abbiamo intervistato Cecilia Conti ed Enzi Bevar di Cinemovel Foundation, coordinatori del progetto cinegame in tutti i sei territori. Anche a loro, come ad altri partner di #tu6cuola, abbiamo chiesto di condividere le loro riflessioni sulla didattica a distanza, le lezioni apprese durante la pandemia, le opportunità per un rinnovamento della scuola italiana.

Una scena del Cinegame 2020

I mesi di lockdown hanno messo alla prova il mondo scuola e stravolto le modalità didattiche tradizionali. Che cosa può insegnarci tutto questo?

Innanzitutto che la scuola è socialità e relazione: quando manca la presenza e la condivisione, le difficoltà si fano sentire a tutti i livelli. Possiamo sopperire con gli strumenti digitali, purché siano orientati a creare relazione, appunto, non solo a trasferire nozioni.

Il tema del digitale, del gap tra chi ha i mezzi (device e connessione) e chi no, ci ricorda inoltre il ruolo inclusivo della scuola, che deve saper dare uguali opportunità a tutti, senza lasciare indietro i più fragili, anzi aiutandoli.

Una terza lezione riguarda la condivisione dei processi decisionali e delle esperienze con tutti gli attori. L’ottica è quella della comunità educante, che lavora in sinergia con la scuola, superandone i confini e i ruoli classici. Un valore su cui è importante investire.

Torniamo alle fragilità. Quali problemi e quali dinamiche avete osservato tra studenti, famiglie e docenti?

La relazione educativa ha subito uno stravolgimento di tempi, luoghi e punti di riferimento. Le condizioni di accesso alle proposte formative sono state estremamente disuguali, a causa della maggiore o minore disponibilità di mezzi tecnologici, come accenato prima, ma non solo. A fare la differenza sono anche l’ampiezza gli spazi domestici; la disponibilità di tempo degli adulti per affiancare e sostenere i ragazzi; l’equilibrio e la serenità del contesto familiare.

Lavorando con classi e scuole diverse e in diversi territori, abbiamo osservato una notevole eterogeneità della proposta formativa. Se in alcune realtà c’è stata progettazione e sperimentazione di nuovi approcci, strumenti e modalità, in altre si è cercato di riproporre a distanza il medesimo approccio utilizzato in presenza In altri casi si è assistito addirittura alla parziale o totale interruzione del rapporto diretto con gli studenti).

La sfida ora è ricucire tutte queste differenze, all’interno delle classi e all’interno del sistema scuola.

Proviamo a vincerla, questa sfida! Partiamo dal benessere dei ragazzi: qual è la ricetta di Cinemovel, nel quotidiano, per aiutarli a riconquistare serenità? 

Laboratorio artistico

Le azioni che attuiamo nell’ambito di #tu6scuola utilizzano da sempre i linguaggi del cinema e della creatività per guidare i ragazzi nella scopertà di sé e degli altri. Questo tipo di strumento ha valore sia in situazioni di “normalità” sia come mezzo per l’elaborazione di esperienze traumatiche, come abbiamo sperimentato nel corso di altri progetti nelle scuole, all’indomani dei terremoti di pochi anni fa.

Anche oggi i ragazzi arrivano da una situazione traumatica. Certo non in tutte le regioni la pandemia è stata vissuta con lo stesso tipo di coinvolgimento, ma in tutti i territori c’è stato un distacco improvviso dalla comunità scolastica e un isolamento prolungato.

Il regista Davide Barletti dirige una giovane attrice

La “ricetta di Cinemovel” consiste nel trovare e costruire spazi e tempi per lavorare sulla dimensione emotiva e sociale, per scoprire se stessi come individui e in relazione con gli altri. Dare modo ai ragazzi di vivere nuove esperienze e avere occasioni di espressione creativa, per scoprire potenzialità e inclinazioni, per rivelare la propria identità senza paure e senza maschere. In questo modo li si aiuta a maturare consapevolezza rispetto al ruolo che hanno nella propria crescita e nel contesto in cui vivono.

Per quanto riguarda l’inclusività della scuola, come è possibile coltivarla? Come si può innovare la docenza?

Laboratorio artistico

Ad esempio unendo al programma didattico momenti pratici, ludici, creativi, sperimentali e cooperativi e progettando percorsi che contribuiscano a coltivare l’emotività di ciascuna ragazza e di ciascun ragazzo.

L’obiettivo è promuovere la conoscenza, cambiare la prospettiva, rimettere in discussione il ruolo di ognuno (giovani e adulti), ripensare se stessi nel gruppo.

Nei nostri labortori utilizziamo il linguaggio del cinema, ecco come lo descrive uno dei nostri registi, Gabriele Gianni:

“[…] vogliamo contribuire ad aumentare gli stimoli culturali e la diversità, a rafforzare la sicurezza delle ragazze e dei ragazzi in loro stessi, a educare all‘accettazione degli errori come processo necessario di crescita. Il cinema è fatto di errori e soluzioni, di scelte e collaborazione, per questo pensiamo sia una palestra ideale per i giovani, e un’occasione per respingere quei meccanismi esterni fatti per assecondare una parte di noi stessi più in superficie delle altre.” 

Per approfondire:
intervista al regista Davide Barletti
intervista al regista Gabriele Gianni