L’approvazione del nuovo Piano Nazionale della Prevenzione (PNP) 2026-2031 da parte del Ministero della Salute ha tracciato una linea per i prossimi cinque anni: la salute mentale e il contrasto al disagio giovanile devono passare da una gestione dell’emergenza a un approccio sistemico, mettendo la scuola al centro, come presidio. Una direzione che interroga direttamente chi come CIAI opera sul campo a tutela dell’infanzia e dell’adolescenza.
Per comprendere come questa sinergia tra istituzioni e territorio possa tradursi in azioni concrete – ricordiamo che il Piano è un documento di indirizzo – , abbiamo chiesto un commento a Paola Cristoferi, responsabile del Programma Italia di CIAI, e a Daniela Russo, responsabile Adozioni e del centro CIAIPE.
Al centro il benessere di studenti e studentesse
“Mettere al centro il benessere di studenti e studentesse: anche CIAI sviluppa i suoi interventi intorno a questo principio – spiega Paola Cristoferi – Attraverso i nostri progetti e i sei presidi educativi territoriali di Milano, Bari e Palermo lavoriamo con e dentro le scuole, con studenti e studentesse ma anche docenti e famiglie, con le associazioni e realtà dei territori per contrastare la povertà educativa e il rischio di dispersione scolastica”.
L’esperienza di CIAI per contrastare la povertà educativa passa anche attraverso queste azioni di prevenzione e conferma quanto indicato dal Piano ministeriale: la scuola non può isolarsi, ma deve diventare il fulcro di un’alleanza comunitaria capace di intercettare precocemente le fragilità emotive e relazionali, prima che queste si trasformino in forme di disagio più profondo.
Un approccio integrato contro il disagio sommerso
È sulla metodologia d’intervento e sulla capacità di fare rete che si gioca la sfida più importante per la tutela di bambine e bambini e dei loro diritti, anche con il coinvolgimento degli adulti.
”Attraverso un approccio integrato e multidisciplinare, che permette di coinvolgere giovani e adulti con modalità diverse, formali e informali, di gruppo e individuali – come laboratori, percorsi di orientamento, accompagnamento educativo e formazione – abbiamo sviluppato nelle comunità in cui lavoriamo un sistema sempre più efficace e condiviso di individuazione, mitigazione e intervento delle situazioni di sofferenza e disagio psicologico più sommerse e più a rischio – sottolinea Daniela Russo – In questo modo l’alleanza tra scuola e territorio ha consentito di intervenire tempestivamente in casi specifici e di costruire, più in generale, una cultura della prevenzione e della tutela più diffusa ed efficace”.
L’investimento sulle life skills e la prevenzione , come indicato dal Piano, si realizzano solo quando i luoghi della scuola si aprono al territorio, offrendo a bambini, bambine e adolescenti uno spazio sicuro in cui la fragilità non sia un tabù, ma un momento di crescita da sostenere.
