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La scuola è finita, eppure ci sembra di vivere ancora un tempo sospeso. Così che salutarci con ‘arrivederci a settembre’ suona strano per tutti, per i ragazzi, soprattutto, che faticano a vedere orizzonti definiti.
Nell’avvicendarsi in queste settimane di tesi, proposte, idee, annunci, #tu6scuola ha adattato le sue attività nei mesi di lockdown ed ora è al lavoro insieme alle scuole per la riprogrammazione delle azioni.
Consapevoli che il confronto sul mondo della scuola ci accompagnerà tutta l’estate, da oggi dedichiamo spazio a opinioni e proposte che ci aiutino a orientarci meglio, a fare tesoro delle lezioni apprese durante questi mesi fuori dalle classi e a riprogettare il futuro in una realtà già diversa da come l’abbiamo lasciata.
Siamo felici di inaugurare questo spazio di confronto con un amico di CIAI, Alex Corlazzoli, maestro e giornalista che vive la scuola da un osservatorio particolare e la racconta con passione su Il Fatto quotidiano, Altraeconomia e altre testate. “Tutti in classe” (Einaudi, 2013) è uno dei suoi libri più noti, in cui racconta il quotidiano suo e dei ragazzi, insieme, in classe.
Ad Alex abbiamo chiesto un editoriale,  uno sguardo sulla prossima ripresa così carica di incognite.

 

In queste settimane abbiamo letto di tutto e di più in merito alla riapertura della scuola a settembre.  Finora vi sono molti dubbi e poche certezze. L’unico punto fermo è che la scuola riaprirà. L’idea iniziale circolata al ministero di continuare con la didattica a distanza, soprattutto alle superiori è stata messa da parte per piegarsi ai voleri dell’economia. Si è tolto il velo sull’idea di scuola che spesso qualcuno ha nel nostro Paese: un parcheggio, un luogo dove lasciare i bambini mentre i genitori lavorano. Eppure non dovrebbe essere così: dovremmo voler tornare a scuola per ridare ai nostri bambini e ragazzi uno spazio dove giocare, dove apprendere, dove mettersi in gioco.

Il tema degli spazi e del personale

Il ritorno a settembre in aula finora è stato affrontato solo dal punto di vista igienico sanitario ma non pedagogico e sanitario. Le indicazioni emerse dal Comitato tecnico scientifico arrivano da persone che non conoscono la scuola italiana o fingono di non sapere come sono fatte la maggior parte delle nostre aule. 

Il Cts chiede che vi sia nelle classi un metro di distanza tra un banco e l’altro. Chi insegna sa bene che nelle nostre aule c’è una media di 20-22 bambini e che lo spazio è così esiguo da non farci stare nemmeno un armadio a volte. Pensare di avere un distanziamento come quello prospettato significa spezzare la classe. Dividere il gruppo vuol dire avere altri spazi che non sempre ci sono. Anzi nella maggior parte delle scuole italiane mancano proprio.

Altra possibilità è quella di fare dei turni al mattino e al pomeriggio ma in questo caso andremmo incontro alla necessità di avere del personale docente in quantità maggiore. Altra questione: la didattica. Per anni abbiamo parlato e discusso della necessità di abolire la lezione frontale, di passare ad un nuovo modo d’insegnare ma la disposizione dei banchi non è casuale. I maestri sanno che il lavoro in aula è condizionato dall’arredamento scolastico.

Distanze, orari, pedagogia e didattica

Avere 15 bambini separati l’uno dall’altro significa fare solo lezione frontale, abolire l’idea del lavoro in gruppo. Nella riunione a palazzo Chigi con il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, è balenata persino l’idea di mettere dei plexiglass tra un banco e l’altro: ma v’immaginate i bambini che si parlano attraverso queste barriere? E come potremo noi maestri fare una didattica diversa? 

I metri, poi, diventano due se siamo in palestra. Dal punto di vista logico tutto fila: in quello spazio, in genere (non sempre) più grande dell’aula c’è la possibilità di avere più distanziamento. Il Cts sembra non aver parlato con alcun insegnante di educazione fisica della scuola primaria: che lezione di motoria si può fare divisi a due metri di distanza? Addio al gioco, elemento fondamentale nella scuola primaria. 

Infine non possiamo non parlare degli ingressi e delle uscite dalle scuole. Gli esperti pensano a entrate scaglionate. Ora, in una scuola di paese dove ci sono cinque classi può essere tutto facile, ma se andiamo a Milano o a Roma abbiamo anche tre, quattro classi per grado. Facciamo due calcoli: se in un plesso vi sono quindici classi a che ora entrerà a scuola l’ultima classe? O forse gli esperti pensano di far iniziare la scuola all’alba? 

Adesso si attendono le indicazioni della task force presieduta da Patrizio Bianchi. In quel “comitato” non ci sono maestri e professori ma c’è almeno qualche preside e qualche pedagogista. Speriamo che almeno in quel tavolo si sia fatto qualche passo in più rispetto al Cts. 

Nuovi temi al rientro

Il ritorno a scuola a settembre dopo mesi di didattica a distanza e 1,3 milioni di alunni che non sono stati raggiunti esige un approccio nuovo, una didattica diversa da quella messa in campo finora. Per prima cosa i maestri e i professori dovranno avere gli strumenti per affrontare alcuni temi che i bambini hanno vissuto: la morte, la sofferenza, la malattia. La “nuova” scuola dovrà tener conto di quanto abbiamo imparato a fare con la didattica a distanza e non dovrà gettar via l’esperienza accumulata in questi mesi.

Le precauzioni essenziali

È chiaro che dovremo avere delle precauzioni,  ma come hanno scritto un gruppo di medici in questi giorni basterà seguire le norme igieniche principali.  I bambini sono raramente responsabili del contagio di persone adulte. Secondo una ricerca effettuata in Svizzera su un gruppo di 39 famiglie con bambini affetti da Covid-19, solo in tre casi i bambini sono risultati essere il vettore dell’infezione all’interno della famiglia. Negli altri 36 casi sono stati infettati da familiari. 

Cosa fare quindi per il rientro a scuola? I rischi maggiori riguardano gli adulti, sono le famiglie e il personale che dovrebbero essere salvaguardati a partire dalla distanza di sicurezza, inoltre, aumentare il tempo scuola significherebbe diminuire la possibilità di contagio dei giovani, dal momento che diminuirebbe il tempo di contatto con gli adulti.

Il rientro a scuola, secondo questi medici, potrebbe avvenire con regole meno stringenti: “Il personale e gli studenti dovrebbero praticare una buona igiene per prevenire la diffusione di Covid 19. Ciò include lavarsi le mani a intervalli regolari, coprire la bocca e il naso con un gomito o un tessuto piegato quando si tossisce o starnutisce”. 

Infine altri due aspetti non meno importanti dei precedenti. 

Recuperare i “dispersi”

Il primo: il ministero e la sua task force dovrebbero dare indicazioni in merito a quell’1,3 milioni di alunni dispersi. I primi mesi di scuola dovranno permettere a tutti di riprendere dallo stesso punto di partenza. Per questo abbiamo bisogno di più insegnanti, di un surplus di docenti che possano organizzare un percorso di recupero. 

La scuola fuori da scuola

Il secondo: la scuola all’aperto. Questo momento non può che essere l’occasione per iniziare a dare spazio a queste esperienze, dando avvio non tanto a singole e singolari sperimentazioni ma ad una prassi che permetta, ove è possibile, di imparare in natura e non solo.

Alex Corlazzoli