Non si parla mai di povertà educativa.
Ma è alla base di tutto ciò di cui si parla.

Illustrazione di un iceberg, vicino alla parte emergente si leggono le parole "Disoccupazione, Violenza, Criminalità, Suicidio", nella parte sommersa "Povertà educativa"

La povertà educativa in Italia

Cos’è la povertà educativa

La povertà educativa è una condizione complessa e multidimensionale che limita le opportunità di crescita di bambini e adolescenti in Italia. Comprenderne le cause, analizzarne le conseguenze sociali e individuare efficaci strategie di contrasto è fondamentale per affrontare fenomeni come la dispersione scolastica e la disoccupazione giovanile, la diffusione delle baby gang e della violenza tra pari, l’aumento del disagio psicologico e della depressione tra gli adolescenti, fino ai casi di criminalità minorile. Tutte dinamiche che non nascono nel vuoto, ma che affondano le proprie radici in percorsi di crescita segnati da mancanza di opportunità, fragilità relazionali, isolamento e assenza di riferimenti educativi stabili. In una parola: povertà educativa.

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Quanti bambini in Italia vivono in povertà educativa?

Misurare la povertà educativa non è facile, proprio in virtù della sua natura estremamente complessa. Tentativi strutturati e significativi, però, vengono fatti continuamente. Ad esempio, secondo lo studio sulla povertà educativa presentato al Forum Teha di Cernobbio, con il contributo della Fondazione CRT, in Italia, 1,3 milioni di bambini e ragazzi (13,8% del totale) vivono in condizioni di povertà educativa. E la quota supera il 24% se si prende in considerazione l’intera popolazione a rischio. Inoltre, la situazione non è omogena nelle diverse zone d’Italia. Anzi, le differenze territoriali sono molto forti. In Calabria quasi la metà della popolazione, il 48,8%, vive in questa condizione, mentre in Campania la quota raggiunge il 43,5%. Anche Sicilia, Puglia, Sardegna, Molise, Lazio e Basilicata presentano valori superiori alla media nazionale. In generale, il divario tra Nord e Sud è il più ampio tra i grandi Paesi dell’Unione europea, con una distanza di circa 40 punti percentuali tra il Trentino Alto Adige e la Calabria.

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Le cause della povertà educativa

Ma dove nasce la povertà educativa? Anche a questa domanda è impossibile dare una risposta secca. Si è di fronte, infatti, a un fenomeno multidimensionale perché non ha un’unica causa, ma nasce dall’intreccio di fattori diversi che incidono, contemporaneamente e nel tempo, sui percorsi di crescita di bambini e bambine, ragazzi e ragazze. Parlare di multidimensionalità, in questo senso, significa riconoscere che le cause della povertà educativa non possono essere ricondotte a un solo ambito, ma riguardano l’insieme delle condizioni in cui avviene lo sviluppo. Ma è utile scendere nel dettaglio.

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Le conseguenze della povertà educativa

La povertà educativa produce effetti che vanno ben oltre la scuola, incidendo sulla coesione sociale e sulla qualità della convivenza civile. La carenza di opportunità educative aumenta i rischi di criminalità e violenza, soprattutto nei contesti più fragili, e riduce l’accesso a un lavoro stabile e qualificato, alimentando disoccupazione e precarietà. A queste conseguenze, si affiancano forme di disagio psicologico, isolamento e depressione, fino ai casi estremi di comportamenti autolesivi e suicidari, oltre a fenomeni di discriminazione e odio sociale. Nel loro insieme, questi effetti mostrano come la povertà educativa non sia un problema settoriale, ma una questione strutturale che riguarda la tenuta sociale ed economica del Paese.

Una comunità che educa

Poiché il fenomeno della povertà educativa nasce dall’intreccio di fattori familiari, scolastici e territoriali, le strategie di contrasto devono muoversi su più livelli e nel medio lungo periodo, rafforzando l’offerta educativa, sostenendo le famiglie fragili e riducendo i divari territoriali. In questo quadro, la comunità educante rappresenta una risposta strutturale alla povertà educativa, riconoscendo l’educazione come responsabilità condivisa tra scuola, famiglie, servizi, terzo settore e territorio. La messa in rete delle risorse locali consente di ampliare le opportunità educative, garantire continuità nei percorsi di crescita e intercettare precocemente le situazioni di rischio, traducendo il contrasto alla povertà educativa in interventi stabili e coerenti con la sua natura multidimensionale.

Il nostro impegno contro la povertà educativa

In CIAI lavoriamo da oltre cinquant’anni per garantire il diritto all’educazione di bambini e bambine, in Italia e nel mondo. Nati nella cooperazione internazionale, abbiamo scelto di rafforzare il nostro impegno anche nel contesto italiano, dove la povertà educativa rappresenta una delle disuguaglianze più profonde che colpiscono i minori. Dal 2007, e in modo più strutturato dal 2020 con i Presidi Educativi, operiamo nei territori con interventi continuativi oggi attivi a Milano, Bari e Palermo. Attraverso i Presidi Educativi offriamo accompagnamento educativo personalizzato, attività culturali e un lavoro di rete con scuole, famiglie e servizi locali, sostenendo in particolare bambini e bambine tra i 7 e i 13 anni a rischio di esclusione educativa. Crediamo che contrastare la povertà educativa significhi costruire comunità educanti capaci di non lasciare indietro nessuno.

CIAI combatte la povertà educativa per prevenire dal profondo i fenomeni di disagio giovanile.

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