Non si parla mai di povertà educativa.
Ma è alla base di tutto ciò di cui si parla.
Con l’espressione dispersione scolastica si indicano tutte quelle situazioni in cui il diritto all’istruzione, sancito dalla Costituzione, non si traduce in un apprendimento reale, continuo e di qualità. Si tratta quindi di un fenomeno complesso e multidimensionale, che intreccia fattori educativi, sociali, economici e territoriali. Riguarda il funzionamento del sistema scolastico, le condizioni di vita delle famiglie, l’accesso alle opportunità culturali e il modo in cui una comunità nel suo insieme accompagna la crescita di bambini e ragazzi. Per questo, oggi, parlare di dispersione scolastica significa parlare di povertà educativa, cioè della mancanza di occasioni, risorse e contesti capaci di sostenere l’apprendimento e lo sviluppo delle competenze fondamentali.
Nel 2024 la quota di giovani tra i 18 e i 24 anni che ha lasciato precocemente il sistema di istruzione si è attestata al 9,8%, in calo rispetto agli anni precedenti e vicina al target europeo del 9% fissato per il 2030. Questo dato positivo, tuttavia, nasconde forti disuguaglianze. Il fenomeno resta più diffuso nel Mezzogiorno (12,4% contro l’8,4% del Nord), colpisce maggiormente i ragazzi rispetto alle ragazze (12,2% contro 7,1%) e raggiunge livelli molto elevati tra i giovani con cittadinanza straniera (24,3%).
Accanto all’uscita precoce dal sistema scolastico, emerge una criticità altrettanto rilevante legata alla qualità degli apprendimenti. Già al termine della scuola secondaria di primo grado, oltre quattro studenti su dieci non raggiungono livelli adeguati di competenza in italiano e matematica.
Il 12,3% degli studenti di terza media presenta gravi difficoltà, con valori che superano il 20% in alcune regioni del Sud.
Anche al termine delle scuole superiori, l’8,7% dei diplomati non raggiunge i livelli minimi di competenza attesi, con percentuali più alte negli istituti professionali e tra gli studenti provenienti da contesti familiari svantaggiati.
La dispersione scolastica non nasce all’improvviso né può essere spiegata con una singola causa. È piuttosto il risultato di un processo che si costruisce nel tempo, spesso a partire dall’infanzia, e che riflette disuguaglianze sociali, territoriali ed educative profonde. Le analisi Istat mostrano come l’abbandono e le difficoltà scolastiche siano l’esito di fattori che si accumulano lungo il percorso di crescita, incidendo sulle opportunità di apprendimento e di partecipazione. Comprendere queste cause significa spostare lo sguardo dal singolo studente al contesto in cui vive e cresce.
Le principali cause della dispersione scolastica
La dispersione scolastica non si esaurisce a scuola, ma incide sui percorsi di vita dei giovani. Quando l’istruzione si interrompe troppo presto o non garantisce competenze solide, diminuiscono le opportunità di lavoro e di partecipazione sociale, aumentando il rischio di esclusione e inattività. Si crea così un circolo vizioso: la dispersione è al tempo stesso conseguenza della povertà educativa e fattore che la riproduce. Il legame con la disoccupazione giovanile è diretto, poiché bassi livelli di istruzione espongono più facilmente a precarietà e transizioni difficili tra scuola, formazione e lavoro. Le conseguenze non riguardano solo i singoli, ma l’intera collettività, in termini di minore capitale umano e riduzione della coesione sociale.
Vista la sua complessità, la dispersione scolastica non può essere affrontata con interventi isolati, ma richiede azioni strutturate e coordinate, capaci di agire prima che le difficoltà diventino esclusione educativa. La prevenzione precoce è centrale: intercettare tempestivamente difficoltà di apprendimento, discontinuità nella frequenza o disagio relazionale riduce in modo significativo il rischio di dispersione. È altrettanto importante rafforzare le azioni di contrasto lungo tutto il percorso scolastico, soprattutto nei momenti di transizione tra cicli di studio, attraverso orientamento e accompagnamento educativo. Investire nella qualità dell’esperienza educativa, con apprendimenti solidi e pratiche inclusive, e riconoscere la dispersione come una responsabilità condivisa tra scuola, famiglie, servizi e territorio è la chiave per interventi efficaci e duraturi.
In CIAI lavoriamo da oltre cinquant’anni per garantire il diritto all’educazione di bambini e bambine, in Italia e nel mondo. Nati nella cooperazione internazionale, abbiamo scelto di rafforzare il nostro impegno anche nel contesto italiano, dove la povertà educativa rappresenta una delle disuguaglianze più profonde che colpiscono i minori. Dal 2007, e in modo più strutturato dal 2020 con i Presidi Educativi, operiamo nei territori con interventi continuativi oggi attivi a Milano, Bari e Palermo. Attraverso i Presidi Educativi offriamo accompagnamento educativo personalizzato, attività culturali e un lavoro di rete con scuole, famiglie e servizi locali, sostenendo in particolare bambini e bambine tra i 7 e i 13 anni a rischio di esclusione educativa. Crediamo che contrastare la povertà educativa significhi costruire comunità educanti capaci di non lasciare indietro nessuno.
CIAI combatte la povertà educativa per prevenire dal profondo i fenomeni di disagio giovanile.