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Sono lontani, e per alcuni anche sconosciuti, i tempi in cui si teneva il conto degli scatti disponibili sul rullino. La fotografia digitale ci ha liberati dalla dipendenza dei rullini analogici e ha sdoganato lo scatto libero e continuo, cambiando il nostro rapporto con la fotografia e la nostra immagine.

Anche il vocabolario si è evoluto: il passaggio dalla parola autoscatto al prestito inglese selfie non definisce solo una moda linguistica ma porta con sé significati e associazioni dotate di specifiche peculiarità, legate alla fotografia digitale e ai social network.

In questo contesto si inserisce il Laboratorio di fotografia Fuoriorario curato da Officina creativa Interculturale rivolto agli studenti della scuola IC Amari Roncalli Ferrara di Palermo: i ragazzi imparano a trasformare un’azione diventata quasi inconsapevole – scattare foto o selfies con lo smartphone  – in un’occasione di riflessione e consapevolezza.

Le lezioni di fotografia sono state quindi ideate per far scoprire un diverso tipo di approccio a un’arte preziosa e poetica che può essere strumento utile per le narrazioni.

Attraverso la fotografia gli studenti, infatti, scoprono come raccontare una storia anche solo con uno scatto e imparano a utilizzare l’obiettivo della macchina fotografica o dello smartphone per raccontare una storia.

Oggi il 94% degli italiani possiede uno smartphone o un telefono cellulare, per cui abbiamo sempre a disposizione una macchina fotografica tascabile con la quale immortalare la nostra vita come dimostra Italy in a Day – Un giorno da italiani il documentario del 2014, diretto da Gabriele Salvatores. Grazie al laboratorio di fotografia Fuoriorario, gli studenti apprendono già alle scuole medie l’arte del racconto attraverso l’immagine.

Redazione #tu6scuola

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