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#tu6scuola

Osservatorio Scuola: l’editoriale di Alex Corlazzoli

La scuola è finita, eppure ci sembra di vivere ancora un tempo sospeso. Così che salutarci con ‘arrivederci a settembre’ suona strano per tutti, per i ragazzi, soprattutto, che faticano a vedere orizzonti definiti.
Nell’avvicendarsi in queste settimane di tesi, proposte, idee, annunci, #tu6scuola ha adattato le sue attività nei mesi di lockdown ed ora è al lavoro insieme alle scuole per la riprogrammazione delle azioni.
Consapevoli che il confronto sul mondo della scuola ci accompagnerà tutta l’estate, da oggi dedichiamo spazio a opinioni e proposte che ci aiutino a orientarci meglio, a fare tesoro delle lezioni apprese durante questi mesi fuori dalle classi e a riprogettare il futuro in una realtà già diversa da come l’abbiamo lasciata.
Siamo felici di inaugurare questo spazio di confronto con un amico di CIAI, Alex Corlazzoli, maestro e giornalista che vive la scuola da un osservatorio particolare e la racconta con passione su Il Fatto quotidiano, Altraeconomia e altre testate. “Tutti in classe” (Einaudi, 2013) è uno dei suoi libri più noti, in cui racconta il quotidiano suo e dei ragazzi, insieme, in classe.
Ad Alex abbiamo chiesto un editoriale,  uno sguardo sulla prossima ripresa così carica di incognite.

 

In queste settimane abbiamo letto di tutto e di più in merito alla riapertura della scuola a settembre.  Finora vi sono molti dubbi e poche certezze. L’unico punto fermo è che la scuola riaprirà. L’idea iniziale circolata al ministero di continuare con la didattica a distanza, soprattutto alle superiori è stata messa da parte per piegarsi ai voleri dell’economia. Si è tolto il velo sull’idea di scuola che spesso qualcuno ha nel nostro Paese: un parcheggio, un luogo dove lasciare i bambini mentre i genitori lavorano. Eppure non dovrebbe essere così: dovremmo voler tornare a scuola per ridare ai nostri bambini e ragazzi uno spazio dove giocare, dove apprendere, dove mettersi in gioco.

Il tema degli spazi e del personale

Il ritorno a settembre in aula finora è stato affrontato solo dal punto di vista igienico sanitario ma non pedagogico e sanitario. Le indicazioni emerse dal Comitato tecnico scientifico arrivano da persone che non conoscono la scuola italiana o fingono di non sapere come sono fatte la maggior parte delle nostre aule. 

Il Cts chiede che vi sia nelle classi un metro di distanza tra un banco e l’altro. Chi insegna sa bene che nelle nostre aule c’è una media di 20-22 bambini e che lo spazio è così esiguo da non farci stare nemmeno un armadio a volte. Pensare di avere un distanziamento come quello prospettato significa spezzare la classe. Dividere il gruppo vuol dire avere altri spazi che non sempre ci sono. Anzi nella maggior parte delle scuole italiane mancano proprio.

Altra possibilità è quella di fare dei turni al mattino e al pomeriggio ma in questo caso andremmo incontro alla necessità di avere del personale docente in quantità maggiore. Altra questione: la didattica. Per anni abbiamo parlato e discusso della necessità di abolire la lezione frontale, di passare ad un nuovo modo d’insegnare ma la disposizione dei banchi non è casuale. I maestri sanno che il lavoro in aula è condizionato dall’arredamento scolastico.

Distanze, orari, pedagogia e didattica

Avere 15 bambini separati l’uno dall’altro significa fare solo lezione frontale, abolire l’idea del lavoro in gruppo. Nella riunione a palazzo Chigi con il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, è balenata persino l’idea di mettere dei plexiglass tra un banco e l’altro: ma v’immaginate i bambini che si parlano attraverso queste barriere? E come potremo noi maestri fare una didattica diversa? 

I metri, poi, diventano due se siamo in palestra. Dal punto di vista logico tutto fila: in quello spazio, in genere (non sempre) più grande dell’aula c’è la possibilità di avere più distanziamento. Il Cts sembra non aver parlato con alcun insegnante di educazione fisica della scuola primaria: che lezione di motoria si può fare divisi a due metri di distanza? Addio al gioco, elemento fondamentale nella scuola primaria. 

Infine non possiamo non parlare degli ingressi e delle uscite dalle scuole. Gli esperti pensano a entrate scaglionate. Ora, in una scuola di paese dove ci sono cinque classi può essere tutto facile, ma se andiamo a Milano o a Roma abbiamo anche tre, quattro classi per grado. Facciamo due calcoli: se in un plesso vi sono quindici classi a che ora entrerà a scuola l’ultima classe? O forse gli esperti pensano di far iniziare la scuola all’alba? 

Adesso si attendono le indicazioni della task force presieduta da Patrizio Bianchi. In quel “comitato” non ci sono maestri e professori ma c’è almeno qualche preside e qualche pedagogista. Speriamo che almeno in quel tavolo si sia fatto qualche passo in più rispetto al Cts. 

Nuovi temi al rientro

Il ritorno a scuola a settembre dopo mesi di didattica a distanza e 1,3 milioni di alunni che non sono stati raggiunti esige un approccio nuovo, una didattica diversa da quella messa in campo finora. Per prima cosa i maestri e i professori dovranno avere gli strumenti per affrontare alcuni temi che i bambini hanno vissuto: la morte, la sofferenza, la malattia. La “nuova” scuola dovrà tener conto di quanto abbiamo imparato a fare con la didattica a distanza e non dovrà gettar via l’esperienza accumulata in questi mesi.

Le precauzioni essenziali

È chiaro che dovremo avere delle precauzioni,  ma come hanno scritto un gruppo di medici in questi giorni basterà seguire le norme igieniche principali.  I bambini sono raramente responsabili del contagio di persone adulte. Secondo una ricerca effettuata in Svizzera su un gruppo di 39 famiglie con bambini affetti da Covid-19, solo in tre casi i bambini sono risultati essere il vettore dell’infezione all’interno della famiglia. Negli altri 36 casi sono stati infettati da familiari. 

Cosa fare quindi per il rientro a scuola? I rischi maggiori riguardano gli adulti, sono le famiglie e il personale che dovrebbero essere salvaguardati a partire dalla distanza di sicurezza, inoltre, aumentare il tempo scuola significherebbe diminuire la possibilità di contagio dei giovani, dal momento che diminuirebbe il tempo di contatto con gli adulti.

Il rientro a scuola, secondo questi medici, potrebbe avvenire con regole meno stringenti: “Il personale e gli studenti dovrebbero praticare una buona igiene per prevenire la diffusione di Covid 19. Ciò include lavarsi le mani a intervalli regolari, coprire la bocca e il naso con un gomito o un tessuto piegato quando si tossisce o starnutisce”. 

Infine altri due aspetti non meno importanti dei precedenti. 

Recuperare i “dispersi”

Il primo: il ministero e la sua task force dovrebbero dare indicazioni in merito a quell’1,3 milioni di alunni dispersi. I primi mesi di scuola dovranno permettere a tutti di riprendere dallo stesso punto di partenza. Per questo abbiamo bisogno di più insegnanti, di un surplus di docenti che possano organizzare un percorso di recupero. 

La scuola fuori da scuola

Il secondo: la scuola all’aperto. Questo momento non può che essere l’occasione per iniziare a dare spazio a queste esperienze, dando avvio non tanto a singole e singolari sperimentazioni ma ad una prassi che permetta, ove è possibile, di imparare in natura e non solo.

Alex Corlazzoli

#tu6scuola: presto in uscita i nuovi Cinegame di Milano e Rovellasca

Sembra passata una vita dal giorno delle ultime riprese per il Cinegame a Milano e forse in un certo senso è proprio così.

Nei prossimi giorni, però, si torna ad assaporare la normalità “speciale” di #tu6scuola, con la presentazione, rigorosamente da remoto, di due nuovi episodi del Cinegame. Protagonisti saranno i ragazzi di Milano e Rovellasca, che hanno potuto completare le riprese prima della chiusura delle scuole.

Alla presentazione non mancherà naturalmente anche il team di Cinemovel Foudation, partner di CIAI e guida di ragazzi e docenti in questa avventura. Sarà bello ed emozionante rivedersi, rivedere il lavoro straordinario fatto insieme e iniziare a pensare al prossimo anno. Vi racconteremo tutto in un prossimo articolo.

…E gli altri ragazzi? Niente paura, non vi dimentichiamo: stiamo già studiando come sarà possibile recuperare il tempo perduto nei prossimi mesi.

Gli episodi della prima e seconda stagione sono visibili sulla piattaforma Cinegame sviluppata da Gnucoop.

Didattica a distanza: parliamo di metodo

L’anno scolastico sta per terminare e e il pensiero di tutti, alunni, docenti, educatori e genitori, è rivolto alla ripresa a settembre.

foto Unsplah

Nell’attesa di certezze e di capire quale nuovo equilibrio aspettarci tra didattica in presenza e a distanza, abbiamo fatto una chiacchierata con Feldia Loperfido, psicoterapeuta, dottore di ricerca in psicologia dell’educazione e formatrice, e con Giuseppe Ritella, psicologo dell’educazione, ricercatore e formatore insegnanti, rispettivamente cofondatrice e socio di Faber City, partner di #tu6scuola nel territorio di Bari.

Una delle slide a supporto della formazione insegnanti

La didattica a distanza è qualcosa a cui nessuno era preparato e che ha messo tutti alla prova. Anche a Bari le attività di aggiornamento insegnanti, orientamento e sostegno allo studio sono state in molti casi convertite in “assistenza tecnica”, cosa ci potete raccontare di questo?

Il tema della competenza digitale è centrale, tanto per gli studenti, quanto per i docenti.

Gli insegnanti avevano livelli molto diversi di confidenza e di dimestichezza con le tecnologie digitali e l’esperienza ci ha mostrato che neppure i ragazzi erano disinvolti come si sarebbe potuto pensare.
Nel caso dei docenti, poi, si è riscontrata una doppia difficoltà, perché oltre a dover conoscere i nuovi strumenti a disposizione, si sono trovati a dover fare a loro volta da guida per i ragazzi. E, in generale, senza essere formati per farlo.

Parliamo di supporto tecnologico durante le videolezioni?

Anche, ma l’aspetto tecnico è fortemente connesso a quello educativo. Facciamo un esempio molto semplice: saper impostare o modificare una password significa anche comprendere il significato reale di un account virtuale, cogliere l’importanza di avere cura dei propri dati sensibili. La cittadinanza digitale comporta diritti e doveri: è un tema non scontato, verso cui serve accompagnare i ragazzi.

Per questo l’azione di Orientamento Studenti, da orientamento per le scelte di vita, è diventata prevalentemente orientamento digitale.

Qualcosa di simile ha riguardato la proposta formativa per l’aggiornamento insegnanti, giusto?

Una delle slide a supporto della formazione insegnanti

In parte sì, anche se avevamo già in progetto dei moduli formativi su TIC (Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione), Robotica e Didattica per competenze. 

Abbiamo modificato il nostro programma originario sulla base delle scelte della scuola, per permettere ai docenti di conoscere e utilizzare al meglio la piattaforma indicata per la didattica. Abbiamo optato per la flessibilità, proponendo alcuni incontri con un tema prestabilito e altrettanti on demand, dedicati a risolvere dubbi e problematiche specifiche.

Problematiche più tecniche o metodologiche?

Una delle slide a supporto della formazione insegnanti

Vanno di pari passo. 

La tendenza istintiva da parte dei docenti è quella di trovare il modo di replicare la lezione frontale, in presenza, attraverso il device. Ma una spiegazione di due ore continuative, così come viene fatta in classe, non è sostenibile a distanza e su schermo. Va impostata in modo completamente diverso.

Conoscere le funzionalità offerte dalla piattaforma è essenziale per comprendere come è possibile (e necessario) progettare una lezione in modo da renderla più coinvolgente e interattiva. E quindi più efficace.

In altre parole, si lavora a una migliore gestione della classe e al contempo si porta avanti una didattica per competenze, che dà più spazio agli studenti.

Una delle slide a supporto della formazione insegnanti

Qualche esempio?

Nel caso di Bari, si è deciso di creare gruppi di lavoro divisi per materia. Abbiamo quindi visto quali strumenti potessero valorizzare i contenuti delle diverse materie: lavagne digitali, condivisione di video, quiz e brainstorming.

La progettazione della lezione deve poter contare su tutte queste opportunità.

Dividere la classe in piccoli gruppi, anche per creare lezioni più mirate, è utile a vostro avviso?

Sicuramente è utile poter vedere più facilmente tutti i ragazzi partecipanti alla lezione ed è anche più semplice coinvolgere tutti.

Sul piano didattico è certamente un’opportunità interessante, che permette di modulare i contenuti e il ritmo della lezione sulla base dei partecipanti. Va però evitata una eccessiva rigidità nella divisione. L’obiettivo, nel medio periodo, dovrebbe essere di rimescolare nuovamente i gruppi e ricreare la varietà della classe: potrebbe essere uno degli obiettivi per la ripresa.

Il murales realizzato lo scorso anno all’I.C. CEGLIE – MANZONI LUCARELLI di Bari

La ripresa… come la immaginate?

Difficile prevedere se, quando finalmente riapriranno le scuole, prevarrà la voglia di continuare a coltivare le nuove modalità sperimentate, o piuttosto il desiderio di “disintossicarsi” dal digitale. 

Come in ogni cosa, però, sarà importante saper fare tesoro dell’esperienza: la formazione di oggi serve anche a questo.

Oggettivamente, viviamo in un mondo pervaso dal digitale ed è logico immaginare che anche la scuola prosegua il cammino in questa direzione, con una didattica blended, che preveda cioè la combinazione di TIC e modalità in presenza.

Da parte dei docenti di Bari abbiamo riscontrato grande partecipazione agli incontri (complice anche la comodità della fruizione in streaming) e molta determinazione nel mettersi in gioco. Una grande energia che promette di non esaurirsi.

Che cosa pensate del tema delle valutazioni?

Si ratta di un tema delicato, sia la valutazione degli alunni, sia quella della stessa DAD.

Questa modalità, alla quale siamo stati in qualche modo costretti, non è in sé migliore o peggiore della didattica in presenza: semplicemente è diversa. E diverso è il risultato che ha perseguito e persegue.

In questi mesi così traumatici, specialmente per i ragazzi e le fasce più fragili, la scuola è stata prima di tutto un punto di riferimento.
Il suo scopo prioritario è stato il benessere dei ragazzi, lo sforzo più grande di tutti noi attori della scuola è stato rivolto a non lasciare indietro nessuno, continuando il lavoro di contrasto alla povertà educativa e alla dispersione scolastica. 

In quest’ottica è evidente come il tema dei voti in pagella passi davvero in secondo piano.

#tu6scuola: ripartire dall’ascolto dei ragazzi

Cosa significa essere adolescente e vivere isolati, senza le relazioni e gli stimoli verso il mondo innescati dalla scuola? Come cambia la visione del mondo e come cambia, quindi, la capacità di muoversi liberamente al suo interno?

Torniamo a Palermo per approfondire il senso del laboratorio Immagini & Parole, del quale vi abbiamo già parlato, che in queste settimane prova ad affrontare questi temi.

Al centro, la scelta

L’idea di un lavoro di riflessione sulle parole e i significati arriva da uno dei partner trasversali di progetto, Cinemovel Foundation, che normalmente coordina i Saltaclasse delle prime e l’attività del Cinegme.

Cinemovel ha messo a disposizione dei partner territoriali l’esperienza fatta in altri contesti di emergenza, in particolare dopo il terremoto in Umbria, qualche anno fa. Allora, un laboratorio analogo era servito per spiegare e dare un senso all’esperienza traumatica appena vissuta.

Ai ragazzi di Palermo vengono quindi proposte alcune parole comuni, da reinterpretare attraverso i linguaggi a loro più congeniali. Testi scritti, audio, video, illustrazioni, foto… la scelta è libera e dà ai ragazzi modo di mettere a fuoco ed elaborare le proprie emozioni.

“Vorremmo dare a tutti gli studenti un’occasione di esprimersi e di essere ascoltati, raccogliendo sensazioni e riflessioni da condividere – dice Cecilia Conti, project manager di Cinemovel Foundation, partner del progetto #tu6scuola – Abbiamo proposto una attività semplice, gestibile a distanza, che mantenesse però alto il valore della scelta dei ragazzi di fronte alle esperienze della vita.

Quale migliore occasione per i nostri ragazzi, malgrado le difficoltà del periodo, per mettersi alla prova? Proprio come gli eroi del cineracconto fantasy del Cinegame, che si imbattono sempre in bivi e devono decidere la strada giusta per loro.”

Partire dall’ascolto dei ragazzi

Anche Paola Cristoferi, responsabile nazionale di #tu6scuola, mette gli alunni al centro dell’attenzione. “Per uscire dal trauma collettivo vogliamo partire dall’ascolto dei ragazzi, inascoltati dal mondo degli adulti e dal dialogo pubblico. Gli studenti dimostrano invece che hanno molto da dire perché hanno dato significati nuovi alla realtà. Questo laboratorio ci consegnerà un glossario ovvero un vocabolario di emozioni e esperienze elaborate tra loro e insieme ai docenti.

Immagini&Parole a Palermo è stato infatti esteso ai docenti, anche loro testimoni di un anno scolastico particolare, unico e difficile.

“A due settimane dall’inizio dell’attività – dice Annaclaire Turco, referente del CESIE, coordinatore per la città di Palermo – ritroviamo già molti elementi interessanti che accomunano le esperienze di studenti, docenti e della preside. Tutti siamo invitati a realizzare il nostro glossario della quarantena che rappresenti al meglio i cambiamenti di questo periodo nella percezione di ciascuno.”

#tu6scuola: a Palermo, la terapia delle Parole

Per gli studenti  dell’ICS Amari Roncalli Ferrara di Palermo è iniziata una nuova avventura Saltaclasse:

IMMAGINI&PAROLE

Si tratta di un lavoro creativo, che stimola i ragazzi a creare delle storie partendo da parole che vengono proposte dai docenti o dal gruppo stesso.

Storie narrate, cantate, disegnate, riprese o fotografate… massima libertà espressiva e un unico dovere: condividere con docenti e compagni il frutto del proprio lavoro.

Settimana dopo settimana, prenderà forma un glossario che racchiuderà i pensieri e le riflessioni di alunni e docenti.

A tenere le fila saranno gli operatori di Officina Creativa Intercultura, Melania e Sergio, con la collaborazione di SEND per la creazione dell’elaborato collettivo finale.

 

La narrazione come terapia

Questo tipo di lavoro non ha soltanto un valore artistico, ma si propone come strumento di elaborazione di un’esperienza traumatica. In momenti come questo, infatti, le parole più comuni suscitano nuove associazioni di idee, perché denominano una quotidianità essa stessa diversa. Partendo dalle parole, i ragazzi hanno l’opportunità di mettere a fuoco le difficoltà e condividere le emozioni vissute in questo periodo.

Cogliere i nuovi significati delle parole porta a cogliere i nuovi aspetti della normalità, a comprenderli e ad iniziare a superare la paura.

Lo spunto per questa attività arriva da Cinemovel Foundation, partner i #tu6scuola che normalmente coordina i Saltaclasse delle prime e il Cinegame. In questo caso, Cinemovel ha messo a disposizione la propria consulenza ed esperienza in ambito di progetti narrativi, specialmente in situazioni di particolare difficoltà. Un’attività simile aveva infatti coinvolto alcuni anni fa agli studenti di Norcia, all’indomani del terremoto. Anche allora, la parola e le immagini ad essa collegate, erano state per i ragazzi un primo, piccolo strumento di ritorno a una nuova normalità.

Il benessere delle famiglie contro la dispersione scolastica

In questi giorni sui telefoni dei ragazzi dell’Istituto Comprensivo 1° CD Manzoni Lucarelli di Bari, ma soprattutto su quelli dei loro genitori, è arrivato un messaggio importante.

Si tratta del volantino digitale che presenta il numero messo a disposizione delle famiglie per offrire i nuovi servizi dell’Orientamento Genitori e Studenti.

Uno spazio articolato in diversi giorni e fasce orarie, che offre supporto informatico, consulenza psicologica, suggerimenti metodologici e prima di tutto ascolto.

Un momento cruciale

L’isolamento e la permanenza a casa sono duri e lo è anche abituarsi a modalità di lavoro nuove e non sempre intuitive.

La didattica a distanza richiede già moltissimo lavoro agli insegnanti, che non riescono, da soli e a distanza, a occuparsi efficacemente anche della formazione tecnica di tutti gli alunni e della loro continuità scolastica.

Eppure si tratta di aspetti che sono importanti sempre, ma in questo momento diventano addirittura cruciali, perché influenzano l’autostima dei ragazzi. E possono fare la differenza tra uno studente che continua il suo percorso e un altro che, demoralizzato, lo abbandona.

La risposta di #tu6scuola

#tu6scuola, insieme al partner Faber City, ha dedicato buona parte delle sue risorse proprio a fornire alla scuola questo tipo di supporto: una presenza su cui potersi appoggiare per le principali difficoltà del periodo, di qualsiasi tipo.

Le attività di Orientamento per famiglie  si sommano a quelle di Aggiornamento per insegnanti, che formano i docenti su aspetti tecnologici e metodologici. Questo aiuta a proporsi agli alunni in modo coerente, dando quindi loro dei punti di riferimento costanti.

Il messaggio di #tu6scuola, insomma, è chiaro: sostenere la scuola e le famiglie migliora il futuro dei ragazzi.

I ragazzi e l’importanza del diritto di scelta

Fare scelte per il futuro, in un momento di così grandi incertezze, oggi più che mai appare arduo.

Il tema del diritto all’istruzione dei bambini e dei ragazzi è attualissimo e da tante parti si sente la richiesta di considerarlo prioritario, al pari del fondamentale diritto alla salute.

Ma c’è anche un altro diritto, strettamente legato a quello dell’istruzione, che riguarda i nostri ragazzi, alla base del progetto #tu6scuola: il diritto di scelta.

Un diritto a cui allenarsi

A scegliere si impara: scegliere significa prendere consapevolezza di sé, sapersi osservare e ascoltare, prendersi delle responsabilità.

Molte delle attività di #tu6scuola hanno l’obiettivo proprio di supportare i ragazzi in questo senso, fornendo loro strumenti e cognizioni. L’attenzione è sicuramente sulla scelta della scuola superiore, che se fatta male – al ribasso, al rialzo, o anche solo diverse dalle effettive aspirazioni – è certamente possibile causa di dispersione scolastica.

Ma la capacità di affrontare una scelta è una competenza di fondo che determina tutta la vita di un individuo e non può essere trascurata in un modello educativo, né in tempi normali, né, a maggior ragione, in tempi di distanziamento sociale.

Orientare i genitori e gli studenti

A scuole chiuse, le azioni di Orientamento Genitori e Orientamento Studenti hanno trovato nuove modalità e si sono rivelate preziose in un momento di isolamento. Hanno rappresentato vicinanza sostegno, aiuto in un periodo in cui la visibilità è offuscata.

“Cerchiamo di aiutare i ragazzi a guardarsi dentro, perché capiscano non solo i desideri profondi ma anche le loro reali competenze – dice la psicologa Chiara Speranza che per #tu6scuola è la referente dell’azione di orientamento a Milano – Anche i genitori e gli insegnanti devono essere aiutati a comprendere le trasformazioni in corso”.

Ciò che immagina un genitore non sempre coincide con quello che un adolescente proietta nel proprio futuro. Un’attività di orientamento per studenti e genitori su tre anni di percorso scolastico – come prevede #tu6scuola – consente a tutti di avere una fotografia più chiara rispetto al futuro che attende.

E se i ragazzi sono invitati a fare esperienza di sé, i genitori, soprattutto nel passaggio tra seconda e terza media, sono interpellati da diversi punti di vista.

Ai genitori raccontiamo come funziona il cervello in adolescenza, mentre ai ragazzi mostriamo come capire i propri punti di forza e debolezza – dice Rosa La Ginestra, insegnante dell’IC Capponi di Milano. “Nei tre anni della scuola media tentiamo di accompagnare alla scelta e come scuola ci inseriamo in questo percorso. Le attività didattiche – ad esempio nelle ore di italiano – sono già orientate a comprendere sé stessi, a relazionarsi con gli altri e a misurarsi con il mondo. Gli adolescenti hanno bisogno del riconoscimento sociale delle proprie potenzialità per poter scegliere in autonomia”.

Una testimonianza

Le parole di una mamma del complesso IC Capponi di Milano rendono l’idea: “La scelta è maturata in mia figlia, non in me. E adesso lei ha deciso: si iscriverà al liceo classico. Se penso ai momenti in cui era molto vicina a una scelta al ribasso… oggi sono sollevata proprio perché è stata lei a scegliere”.

La studentessa ha seguito il percorso di orientamento proposto da #tu6scuola tra secondo e terzo anno di scuola. Un cammino che guida i ragazzi a comprendere chi sono e dove vogliono andare, in anni così complessi e imprevedibili quali sono quelli dell’adolescenza.
Più che mai in questo 2020.

 

I PC di #tu6scuola per i ragazzi di Ancona

La Dirigente Scolastica Elisabetta Micciarelli con i PC da consegnare

40 PC per la didattica a distanza.

I ragazzi dell’IC Grazie-Tavernelle di Ancona hanno ricevuto i computer acquistati lo scorso anno da #tu6scuola per i laboratori mobili di informatica.

La consegna  ha reso tutti un po’ più felici, in un momento particolarmente complicato per chi non disponeva di strumenti adatti alla didattica a distanza.

All’indomani dell’emergenza, la scuola ha da subito compreso la necessità di offrire a tutti gli alunni pari opportunità di accesso alle lezioni virtuali.
L’idea di prestare agli studenti i 40 nuovi PC laptop acquistati lo scorso anno è stata immediata.

La sua attuazione ha però richiesto un delicato lavoro di coordinamento con le istituzioni per organizzare la consegna nel rispetto delle direttive di sicurezza.

Questa mattina gli operatori del Comune di Ancona hanno finalmente compiuto la missione e i PC sono arrivati nelle case di 40 studenti.

 

Un po’ di #tu6scuola… anche a casa!

Come procede #tu6scuola ad Ancona? 

Dalla scuola d’infanzia alla secondaria, i docenti hanno collaborato per inventare messaggi e proposte interdisciplinari per impegnare i ragazzi e non farli sentire soli. Del resto inclusività, creatività e capacità di adattamento sono elementi che facevano già parte del DNA di questo Istituto, che si sono tradotti in numerose iniziative volte a tutelare il benessere dei ragazzi e delle famiglie e a tenere vive le relazioni.

Prosegue in quest’ottica il lavoro del Saltaclasse seconde, ribattezzato SALTACLASSROOM (in onore della piattaforma Classroom), che porta avanti una ricerca sui “luoghi del cuore” di Ancona per i ragazzi.

Il lavoro avviato nelle prime con Cinemovel, nell’impossibilità di portare avanti il Cinegame, si  è evoluto in attività di narrazione autobiografica, proposta anche nelle classi formalmente non coinvolte dal progetto. L’esperienza relativamente recente del terremoto ha infatti mostrato come il racconto di sé sia utile a superare i traumi e le esperienze più dure.

Procedono il Sostegno allo Studio, nella forma di supporto individuale per gli studenti più in difficoltà, e il laboratorio di teatro Fuori Orario.

È stato portato a termine, a distanza, l’Orientamento Studenti per le classi prime e seconde, attraverso un questionario a cui è seguito un report da parte della psicologa del progetto.

 

Tutti noi di CIAI siamo vicini a questa comunità così piena di cuore e di energie, così come a tutte le scuole e agli studenti impegnati in questa grande sfida.

Arricchire l’umanità di umanità: #tu6scuola si reinventa a Città di Castello

“Molto interessante, ricco di riflessioni e di stimoli.
Non so voi, ma io mi sento proprio parte di una bella comunità…
Questa brutta esperienza penso che stia arricchendo l’umanità di umanità
e proverà a scrollarci di dosso l’individualismo che stava prendendo il sopravvento…”

 

È un messaggio carico di emozioni e speranza quello che una docente di Città di Castello ha inviato ai colleghi al termine dello Sportello Insegnanti in streaming appena concluso.

All’indomani della chiusura delle scuole italiane è stato infatti subito chiaro a tutti i partner di progetto quale fosse la priorità: supportare i docenti per supportare i ragazzi.

A Città di Castello, la risposta è stata particolarmente tempestiva, anche grazie alla piattaforma tecnologica messa a disposizione del coordinatore territoriale Fondazione Hallgarten-Franchetti Centro Studi Villa Montesca e alla rete di relazioni già forti della locale Comunità Educante.

Supporto agli insegnanti: lo Sportello psicologico e antropologico

La prima sessione online dello Sportello Insegnanti condotta dai dottori Mauro Luciani (psicopedagogista) e Michela Marchetti (antropologa) ha avuto una partecipazione elevatissima: oltre 70 docenti su un totale di 80. 

La possibilità di inquadrare i problemi da due punti di vista complementari (psicologico e antropologico) ha offerto un orizzonte di riferimento,ben bilanciato tra dimensione individuale e sociale.

Da parte dei docenti è emerso in modo forte il bisogno di essere di aiuto ai ragazzi, alcuni dei quali già toccati da vicino dal dolore della malattia e della perdita di persone care.

L’elaborazione del trauma e della perdita

Come fare, da insegnanti, a essere di supporto in una sfera così privata?

Come aiutare i ragazzi a metabolizzare l’esperienza straniante dell’isolamento? 

Come sostenere quelli più provati, in assenza dei tradizionali momenti collettivi di elaborazione del lutto?

La strada delineata dagli esperti è quella della relazione, del racconto e della condivisione.
Ai ragazzi serve portare l’attenzione su quello che stanno vivendo, per rifletterci e lavorarci sopra, da soli e in gruppo.
Gli insegnanti possono stimolare e favorire questo processo, ascoltando in prima persona e incoraggiando i ragazzi ad aprirsi e ad ascoltare a loro volta i compagni.

Attività di formazione per docenti

Alcune attività previste per l’Aggiornamento Insegnanti sono state ridefinite proprio per formare i docenti a questo delicato compito.

È il caso del corso di Didattica attiva, tenuto da Fabrizio Boldrini e Maria Rita Bracchini. Oltre ad aver acquisito un focus più preciso sulla didattica a distanza, il corso è stato infatti arricchito con l’intervento di Emiliano Onori sul tema dello Storytelling digitale

Il racconto autobiografico, realizzato con i linguaggi del digitale, da materia di studio diventa infatti strumento di elaborazione psicologica.

Supporto ai genitori: Mindfulness e Yoga in streaming

Anche le attività di #tu6scuola programmate per l’Orientamento Genitori sono state ridefinite nell’ottica del sostegno alle famiglie.

Sono partiti due percorsi in streaming per aiutare il benessere psicofisico e migliorare la gestione dello stress in casa: Mindfulness, con Stefano Francoia, e Yoga, con Claudia Pacciarini.

La lezione di Yoga, ricca di atmosfera

Oltre 40 partecipanti al corso di Mindfulness

 

 

 

 

 

 

 

Per entrambi i corsi le richieste sono state superiori alle aspettative. Questo ha indotto ad ampliare al massimo il numero dei partecipanti. I corsi sono infatti aperti anche agli insegnanti e in generale a chiunque, previa prenotazione.

La modalità in streaming, in questo caso, da soluzione emergenziale è diventata occasione per offrire un servizio all’intera comunità. Un risultato davvero grande e inatteso per #tu6scuola.

Supporto ai ragazzi: dalla didattica alla quotidianità

Formare i docenti e supportare le famiglie è stato il modo più immediato, per il progetto, di raggiungere e sostenere i ragazzi. 

Ma anche altre attività, direttamente rivolte ai ragazzi, stanno riprendendo con una nuova forma.

Il Sostegno allo Studio prosegue sulle piattaforma digitale di Villa Montesca, che ospita lezioni di recupero di matematica e approfondimenti di inglese con madrelingua. 

Lo Sportello Psicopedagogico e lo Sportello Antropologico per studenti, risolte alcune criticità legate all’accesso a distanza, si apprestano a ripartire.

Anche per i Fuori Orario si sta organizzando la modalità virtuale. Il corso di percussioni dovrebbe proseguire con lezioni di ritmica online e anche il corso di teatro manterrà il suo appuntamento settimanale.

Sfruttando al massimo le possibilità offerte dalla tecnologia, #tu6scuola va avanti e si reinventa, al fianco di una scuola che è e deve essere punto di riferimento forte per i ragazzi. E che deve mettere in campo tutta la sua flessibilità e creatività, in tempi normali così come nelle emergenze.

#tu6scuola nell’emergenza Coronavirus: la sfida dell’inclusione digitale.

La chiusura forzata delle scuole ha coinvolto, o per meglio dire, stravolto la pianificazione delle attività del progetto. Non sorprende che la priorità delle scuole sia il ripristino, nei tempi più brevi, di una regolarità della didattica che possa salvare il salvabile in questo anno scolastico, nell’attesa dell’evolversi degli eventi.

La domanda che ci siamo posti, con i coordinatori territoriali e i partner di progetto, è se e come #tu6scuola, con tutte le sue risorse e competenze, possa essere d’aiuto in questa delicata fase.

Ricominciamo dai princìpi

Una prima, immediata, evidenza è che non è possibile portare avanti la maggior parte delle attività così come è stato fatto finora. È chiaro che il lavoro di gruppo e il laboratorio presuppongono un contesto di socialità che è venuto a mancare.

Non dimentichiamo però che il progetto #tu6scuola è nato per rispondere al problema della povertà educativa e alla conseguente dispersione scolastica: questioni che oggi rappresentano un’emergenza nell’emergenza.

La risposta offerta dal progetto si fonda, prima ancora che nelle sue 8 azioni, su principi che oggi sono assolutamente centrali e che l’emergenza sanitaria ha messo prepotentemente al centro della discussione.

Uno di questi è l’inclusività.

Un altro, la profondità dell’intervento.

Nessuno escluso dalla scuola digitale

Le “nostre” sei scuole hanno risposto all’emergenza didattica in modi tra loro simili, e probabilmente analoghi a tutte le scuole italiane.

La scelta di quali strumenti adottare per la didattica è stata infatti affidata ai docenti, sulla base delle loro individuali competenze e conoscenze in ambito digitale, nonché dell’unicità di ogni gruppo classe.

Questo ha però portato alla luce le disparità esistenti in ogni singola realtà: disparità nei docenti, non sempre a proprio agio con i mezzi tecnologici; disparità negli alunni, non sempre in possesso di strumenti e condizioni per stare al passo con la classe.

La sfida che si pone #tu6scuola è favorire l’inclusività, supportando le scuole nell’emergenza e aiutandole a ritrovarsi più forti quando sarà tornata la normalità.

Aggiornamento insegnanti

In questo quadro, l’azione dell’Aggiornamento Insegnanti di #tu6scuola, certamente possibile anche attraverso modalità digitali, diventa di cruciale importanza.

Gli insegnanti sono più che mai punto di riferimento per i loro ragazzi, anche per quanto riguarda difficoltà nell’accesso alle lezioni o ai compiti.

Attraverso gli insegnanti passa quindi l’individuazione delle difficoltà, e attraverso gli insegnanti deve passare l’applicazione delle possibili soluzioni.

#tu6scuola si pone quindi l’obiettivo di mettersi al loro fianco. I contenuti degli incontri già previsti saranno quindi rimodulati in modo da offrire anche ausilio tecnologico per loro e per gli studenti.

Sono inoltre allo studio, in diversi territori, attività specifiche per aiutarli a guidare i ragazzi nella comprensione e nell’elaborazione del momento che stanno vivendo.

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