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#tu6scuola

tu6scuola a Milano: Sostegno (non solo) allo Studio

Abbiamo parlato recentemente dei ragazzi della Capponi di Milano e della loro esperienza con il Saltaclasse e i Fuori Orario.
Oggi vi raccontiamo della loro esperienza con il Sostegno allo Studio, un’attività curata da Celim che ha offerto loro non solo aiuto per i compiti, ma anche uno spazio di relazioni, inclusione e crescita personale.
Più delle nostre parole valgono quelle dei ragazzi, interpellati a fine anno attraverso un questionario di gradimento per esprimere il loro giudizio.

foto Freepik

“Mi è piaciuto poter fare merenda e avere il tempo per capire le cose che non capivo” 

Le attività previste a Milano e regolarmente attuate nel primo quadrimestre sono state lo Spazio Compiti pomeridiano e il corso ITALIANO L2 per studenti stranieri.

Si sono svolte al pomeriggio intorno alle 16: all’ora “di merenda”, e non per modo di dire. Nei primi momenti della lezione infatti ai ragazzi era concesso il tempo di fare un piccolo spuntino e chiacchierare un po’. Questo rituale, oltre a dare modo ai ragazzi di rifocillarsi, è stato prezioso per creare un clima rilassato e piacevole per il gruppo.
Alla domanda “che cosa hai imparato durante lo spazio compiti?” alcuni hanno menzionato le materie nelle quali sono stati aiutati, la matematica, le equazioni, l’algebra. Non è mancato chi ha imparato a organizzarsi, a esprimersi meglio, a organizzarsi e a collaborare. Tanti hanno apprezzato proprio l’opportunità di stare insieme ai compagni e di conoscere nuovi amici.

“Le educatrici erano sempre gentili e disponibili”

La chiusura delle scuole ha fatto naturalmente da spartiacque anche per queste attività.
Il Sostegno allo Studio è stato potenziato e adattato, negli orari e nelle modalità, in modo da offrire il massimo supporto soprattutto agli studenti più fragili e a rischio di dispersione scolastica.
Complessivamente, sono stati circa 80 i ragazzi e le ragazze beneficiari di questa azione, seguiti a piccoli gruppi o individualmente, in base alle loro necessità.
A quelli previsti in origine se ne sono aggiunti altri, su segnalazione dei docenti: le ore dedicate dagli educatori si sono quindi moltiplicate, così come si è ampliata la varietà di materie, per meglio integrare il lavoro svolto a lezione.

“Mi è piaciuta la parte d’inglese perché prima non ero molto bravo. Adesso invece sono migliorato!”

L’inglese è stata una materia “fuori programma” introdotta durante il lockdown, intercettando un bisogno inespresso di alcuni ragazzi: questa si è rivelata una scelta particolarmente felice e apprezzata.
L’italiano per ragazzi stranieri, invece, era già previsto e attivo nel primo quadrimestre e nel secondo le lezioni sono andate avanti via Classroom.
Imparare o migliorare l’italiano da casa non è facile, eppure proprio questa modalità ha consentito anche  di prendere parte alle lezioni persino ad alcuni papà!

“In Spazio Compiti divento più me stessa e più aperta”  

Il Sostegno allo Studio è un’azione fondamentale per supportare la scuola.
L’impegno degli educatori, la loro creatività e flessibilità, sono orientati non tanto al rendimento, quanto al benessere dei ragazzi. E quando si sta bene, si impara anche meglio.
Ecco cosa scrive una studentessa, nel questionario di gradimento:
“Una cosa che mi e piaciuta dello Spazio Compiti è che ho conosciuto ragazzi di altre classi e che ho fatto nuove amicizie. Questo tipo di aiuto può essere utile per tutti, sia per i piccoli sia per i grandi. […]  Ho capito meglio che in classe perché avevo le cose spiegate piu e piu volte. Una cosa che mi faceva stare bene è che la mi sentivo veramente apprezzata per ciò che sono, senza essere giudicata. In Spazio Compiti divento più me stessa e più aperta.”

Non è un paese per studenti

“Trovo sia inaccettabile che la scuola abbia così poca importanza per chi ci governa. Io voglio vivere in un Paese nel quale l’istruzione, la cultura e la scuola siano considerate priorità”.

 

Chi scrive è Sara, una studentessa di 15 anni che senza filtri si rivolge a tutti noi – cittadini, genitori, politici, rappresentanti delle istituzioni – attraverso una lettera aperta, pubblicata dal blog allonsanfàn.

Dopo mesi di scuole chiuse, lezioni a distanza dove possibile, disparità emerse e nuove fragilità, colpisce lo sguardo lucido di una adolescente che mette il dito nella piaga. L’emergenza Covid in Italia ha puntato i riflettori sulle fragilità del sistema scuola. E soprattutto sulla mancanza di soluzioni che valorizzassero l’educazione di bambini e ragazzi come strumento di crescita e sviluppo per l’intero paese.

(foto: Unsplash)

 

Una generazione a diverse velocità

Sara è quindi l’emblema delle nuove generazioni consapevoli del loro ruolo nella società, del loro protagonismo. Tuttavia è anche esempio tangibile di come l’Italia – che non riesce a decidere con chiarezza e tempestività sulla scuola – stia crescendo generazioni a diverse velocità. Chi ha strumenti e consapevolezze sulle proprie scelte future; chi resta lontano o indietro dalle possibilità di crescita individuale e collettiva; chi  resta totalmente estraneo e, con molta probabilità, andrà a far crescere le statistiche degli abbandoni e dei dispersi.

Diritti che non sono stati garantiti, che ora devono essere risarciti e che giovani come Sara reclamano con forza.

Si sta lentamente profilando una nuova emergenza educazione, sottile e talvolta poco evidente, che, se non affrontata, avrà conseguenze irreparabili nella società nei prossimi anni.

Ascoltare i ragazzi

“La bellezza della lettera di Sara è il fatto che quando diamo la parola ai bambini e ai ragazzi, ci rendiamo conto di quante idee e di quali visioni abbiano. Se oggi la scuola è la Cenerentola del dibattito, dobbiamo anche notare che in questo dibattito non stiano entrando i ragazzi – ha detto Luca Meschi, direttore territoriale Italia CIAI – In Italia con i progetti come #tu6scuola e “Piccoli che valgono” si lavora perché  i ragazzi siano protagonisti dei loro contesti. Come dice Sara, contrastare la dispersione scolastica, fare in modo che i ragazzi vadano a scuola, significa aiutarli nel loro processo di emancipazione dalle condizioni sociali familiari. E di conseguenza far crescere la società tutta”. 

Boldrini: la scuola, ambiente di apprendimento tutto l’anno

Una cosa è certa, almeno per chi opera all’interno del progetto #tu6scuola: laddove la comunità educante già esisteva o dove reti territoriali associative già operavano assieme per il bene comune, la pandemia Covid19 ha rappresentato un momento difficile ma non insormontabile dal punto di vista delle relazioni e della vita sociale. E quindi anche del mondo scuola che ha ritrovato, seppure nel distanziamento, un modo di restare ‘aperta’.

A Fabrizio Boldrini, Direttore della Fondazione Centro Studi Villa Montesca a Città di Castello, partner di #tu6scuola per l’azione sulle comunità educanti, abbiamo chiesto una riflessione sui mesi appena trascorsi.

 

Fabrizio Boldrini – Fondazione Centro Studi Villa Montesca

“Abbiamo fatto uno sforzo di adattamento, non semplice, ma i risultati si sono visti proprio perché volevamo almeno preservare l’elemento principe, insito nel mondo scuola, la relazione, un elemento non secondario dell’educare e dell’educarsi – ha detto.

Con il distanziamento è venuto a mancare lo sviluppo della personalità del bambino e del ragazzo e volevamo evitare il più possibile conseguenze negative per i ragazzi. Così ci siamo attivati subito, coinvolgendo presidi, insegnanti, famiglie, in primis per non lasciare nessuno indietro e poi anche per riprogrammare i mesi che avevamo davanti.

Per usare un’immagine romantica, si potrebbe dire che è accaduto quello che racconta Robinson Crosue, il personaggio di Defoe. Quando si fa naufragio su un’isola deserta, per prima cosa si prova un grande sgomento, un senso di profonda incertezza. Per molti ragazzi a questo si è aggiunta anche la necessità di processare il lutto della perdita di affetti. Poi però si è costretti ad adeguarsi al nuovo ambiente, si comincia ad esplorarlo e ad apprezzarne alcuni elementi. Si avvia una reazione resiliente al nuovo contesto, si esplorano nuove forme di comunicazione e di relazione.”

Al di là delle azioni puntuali che avete messo in atto in collaborazione con le scuole, quale lezione è stata appresa?

La scuola si è rivelata un riferimento sociale ancor più importante di quanto immaginassimo, nel periodo Covid: un luogo essenziale intorno al quale gravita tutta la comunità.

I docenti, grazie alla didattica a distanza, hanno mantenuto in una certa misura relazioni sociali e di scambio di contenuti e di emozioni.
Ma questo è avvenuto in un contesto emergenziale, non possiamo ritenerlo in modello. Quello che è certo che è ormai chiaro che per fare didattica evoluta e coinvolgente non è sufficiente mettersi davanti a uno schermo, avere tecnologie.

Ormai abbiamo visto chiaramente un dato che le scienze dell’educazione sottolineano da tempo: tutti, incluso il MIUR, hanno sempre fatto strategie impostate sul mezzo – penso alle LIM e altri acquisti che ritengo meno strategici di quanto pensavamo per le scuole. Abbiamo riempito le aule di media complicati da usare. La pandemia invece ci ha rivelato con chiarezza che il ponte da attraversare è prima di tutto un percorso pedagogico. Le tecnologie anche se sono capaci di modificare ed adattare il contenuto che le utilizza, non possono essere pensate come “totem”, con la relativa acritica sacralità che ne deriva.

Abbiamo tutti compreso che anche l’emergenza sarebbe stata affrontata con maggiore resilienza di comunità se si fosse avviata una riflessione più profonda sul digitale a scuola.
Le tecnologie, se semplici, possono essere inclusive, ma la pandemia ha sollevato in modo chiaro il tema dell’isolamento digitale.

Quali preoccupazioni per la scuola che verrà, in mezzo a tante incertezze?

Resta la preoccupazione per i ragazzi più deboli e per il processo della loro inclusone.  Il rischio è che si perdano coloro che non hanno accompagnamento a casa, che hanno meno connettività, meno risorse cognitive individuali e di famiglia. Se si dovesse ricorrere ancora alla modalità della didattica a distanza o mista non possiamo non porci il problema della diseguaglianza del contesto. Per i ragazzi avere genitori
con un rilevante background sociale ed educativo costituisce un elemento di vantaggio troppo rilevante.

E se è così anche in “tempo di pace”, questa discrepanza aumenta in modo inaccettabile in situazione di crisi.

In Italia abbiamo una situazione che presenta punte di avanguardia educativa che sono ai vertici della didattica europea e contesti assai fragili nei quali la scuola pubblica si fa sempre in condizioni di emergenza.

Quali idee quindi a sostegno della scuola?

Per prima cosa occorre a mio avviso semplificare i processi: le prassi innovative “scoperte” durante il lock-down non vanno abbandonate, ma potenziate. La didattica può utilizzare vari “attrezzi”, alcuni perché sono utili altri perché si è costretti a farlo. Ma l’utilizzo di strumenti gestiti in autonomia e strumenti di relazione tecnologica, che abbiamo etichettato DAD (un vezzo di mettere sempre sigle che
personalmente non mi appassiona), non si possono pensare come semplici trasferimenti di contenuti da un luogo, l’aula, ad un mezzo, Google meet.

Non basta usare la Suite di Google per dire che stiamo all’interno di un processo di creazione di contenuto. Occorre trovare un sistema adeguato di relazioni che tenga conto di questi strumenti e li usi per le loro effettive potenzialità, non solo come salvagente quando
il contesto si increspa.

Il digitale a scuola è ancora in una fase evolutiva intermedia e né siamo partiti da zero (come affermava il Ministro dimenticando anni di sperimentazioni e processi di avanguardia), né abbiamo raggiunto i nostri obiettivi.

Come passo successivo, nell’interesse del benessere dei ragazzi, potrebbe essere utile recuperare la relazione e pensare d’ora in avanti alla scuola come ambiente apprendimento tutto l’anno. Dove il termine apprendere non rappresenti una condanna ai lavori forzati educativi dei ragazzi, ma una esperienza piena di contenuti emotivamente rilevanti.

Aprire la scuola anche d’estate per iniziative diverse legate alla creatività potrebbe essere un tentativo da considerare, in prospettiva. Nel progetto #tu6scuola, ad esempio, abbiamo avuto la possibilità di utilizzare il linguaggio del cinema che è opportunità di narrazione: perché non pensare all’estate come momento in cui fare esperienze e stimolare i ragazzi a sceneggiare storie, le proprie?

Pensiamo al valore che potrebbe avere chiedere oggi agli studenti di sceneggiare la loro vita durante il Covid oppure creare una narrazione scientifica del Covid, affinché sia un racconto educativo.

La scuola sembra prigioniera nel suo labirinto, tante voci ma nessuna risolutiva o in grado di soddisfare tutte le esigenze…

C’è bisogno di una riforma generale della scuola; le lezioni delle materie nella secondaria di primo e secondo grado, ad esempio, in molti casi, sono ancora condotte secondo una modalità di insegnamento ‘rigido’. #tu6scuola potrebbe creare un pezzetto di buona pratica di scuola da ripensare.

L’osservatorio è privilegiato da questo punto di vista: per quanto i territori siano diversi, sono rappresentativi della scuola italiana oggi. A mio avviso dovremmo consultare i presidi e ragionare con loro su come ripartire insieme, ma non solo con una prospettiva temporale breve.

Territori e scuola: come interagire anche a distanza?

Tutte le teorie recenti sulle comunità educanti mostrano una visione etica: uomini e donne che devono educare i figli e partecipano insieme a questo sforzo: è la visione del villaggio.

Dopo l’esperienza Covid credo che anche questa sia una idea da rivedere, perché il villaggio è anche comunità di risorse e se ci sono competenze, anche di pensiero, la scuola deve aprirsi ancora di più ai territori. In un sistema di comunicazione diventato così aperto (dopo la pandemia, ndr), l’idea che per educare ci vuole il villaggio non basta più.

Sarebbe bello produrre liturgie comunitarie, in cui la comunità si identifica in qualche forma. Ad esempio negli USA funziona ancora molto la pratica di invitare i genitori a parlare ai ragazzi in classe, raccontando ad esempio le loro professioni. È un modo per far sentire le persone parte del progetto educativo; si fa anche da noi, ma soprattutto nella secondaria si ha ancora difficoltà ad una relazione stabile con il sistema familiare.

Occorre però tornare in cattedra: come ripensare la docenza dopo questi mesi?

Promuoverei la didattica ‘per problemi’: ci consente di stare meno a scuola, avere gruppi differenziati. Non si devono insegnare cose nuove, ma prendere un pezzo di programma e proporlo in forma diversa. È una mini rivoluzione che #tu6scuola potrebbe proporre ai sei territori.

Cinegame: due nuove avventure da Milano e Rovellasca

Nella griglia della piattaforma online ci sono i compagni e i professori.
Ci si scambiano chiacchiere e si risolve qualche piccolo intoppo tecnico nell’attesa che si colleghino tutti.

Può sembrare una videolezione come quelle a cui ormai sono abituati, ma per i ragazzi di Milano e di Rovellasca si tratta di un momento molto speciale. Come preannunciato, stanno per vedere il “loro” Cinegame.

 

Grandi attese

I ragazzi sono divisi negli stessi gruppi interclasse nei quali hanno lavorato al progetto. Le presentazioni sono condotte dai registi e coordinatori di Cinemovel. Tutti sono felici di ritrovarsi, tutti sono ansiosi di vedere il frutto di tanto impegno.
Ma prima c’è un po’ di tempo per parlare.
Come state? Cos’avete fatto, come l’avete vissuto, questo isolamento?
E una domanda provocatoria:
Barattereste due settimane di vacanze con altrettante di scuola, quella “vera”, in classe? 
Non è un plebiscito, ma vincono i sì.
Nei mesi in casa c’è stata decisamente tanta noia. A dire il vero c’è stato anche da fare: imparare una nuova modalità di scuola; stare dietro ai compiti; giocare con i fratelli. C’è stata un po’ di Playstation, ma anche gnocchi fatti in casa, disegni, allenamenti casalinghi, musica e diari. Ma la scuola con gli amici manca, forse ancora di più oggi, ripensando al bel lavoro fatto insieme.
La curiosità di vederlo finalmente completo è tanta, e allora… via!

Dettaglio dalla homepage cinegame.eu

Due regni, due avventure, tante possibilità

Parte la proiezione del Cinegame: Il Piccolo Regno per i ragazzi di Rovellasca, Il Regno di Medhelan per i milanesi.

Durante i laboratori saltaclasse, i ragazzi hanno scritto le storie a bivi e le hanno interpretate, curando anche scenografie, costumi e oggetti scenici, facendo anche da assistenti alla produzione e alla regia.
Hanno creato un’avventura interattiva immaginando momenti cruciali in cui prendere decisioni. Cinemovel ha fatto il resto: il risultato sono due piccoli capolavori, originali, genuini ed estremamente professionali.
Durante questa presentazione ragazzi vedono per la prima volta uno dei possibili svolgimenti della storia; potranno divertirsi a esplorare gli altri su cingeame.eu, la piattaforma creata da Gnucoop dove si trovano anche i Cinegame realizzati lo scorso anno.

Guardarsi con occhi diversi

Al termine della proiezione i ragazzi faticano a nascondere l’orgoglio.
Sono contenti di sé e ne hanno tutti i motivi. Ripercorrendo l’esperienza fatta escono osservazioni particolarmente significative:

Una ragazza, la prima nel suo gruppo a prendere la parola, dice “Per me la cosa più difficile è stata esprimermi perché mi vergognavo” – e alla domanda se si sia poi sentita meno timida risponde “Sì, mi sono sentita più aperta”

Mi ha emozionato e mi è piaciuto molto dire parole in urdu” dice un ragazzo
Un altro commenta “È stato bello perché non era da fare non obbligatoriamente, ma perché volevamo.”
E ancora: “Io facendo i costumi ho sentito di avere tanta immaginazione, creando vestiti diversi da quelli che vediamo tutti i giorni”
“Ho pensato al lavoro di regia, costumi, organizzazione… non ci pensi di solito a quante persone lavorano in un film oltre agli attori!”
Protagonismo, inclusività, libertà di espressione, lavoro di squadra: sono tutti elementi centrali del progetto #tu6scuola e curati i modo straordinario da Cinemovel.
Valori che il lavoro è riuscito a trasmettere, come emerge anche dal modo in cui i ragazzi hanno saputo gratificare il lavoro dei compagni.

Hanno colpito molto, ad esempio, le doti comiche di una ragazza, le perfette pause ad effetto  imporvvisate da un’altra, o ancora la credibilità di un amico così solare nell’interpretare un tenebrso sciamano.

Lo confermano anche i registi di Cineomovel: mettersi alla prova con ruoli distanti da noi è divertente e ci aiuta anche a conoscere meglio noi stessi. E non si parla solo di attori e personaggi!

Cinegame stagione 3: brainstorming

La presentazione si conclude fantasticando sul prossimo episodio. Ci lavoreranno altri studenti, ma si può far arrivare qualche spunto.

Il genere fantasy non si discute, ma forse questi ultimi mesi ci hanno mostrato quanto incredibile possa essere a volte anche la realtà.
I ragazzi vengono invitati a pensare come raccontare l’esperienza della pandemia attraverso quel tipo di linguaggio. Escono idee interessanti e qualche spunto autobiografico, come il demone della noia che contagia le persone. O come la strega malvagia chiamata… COVIDELIA!
Vedremo come i prossimi alunni accoglieranno questi suggerimenti.
Intanto grandi complimenti a voi ragazzi: avete lavorato da veri professionisti!
Presto recupereremo anche con le scuole di Ancona, Città di Castello, Bari e  Palermo, per portare a termine anche le loro avventure.

La scuola dimenticata, i bisogni di bambini e ragazzi

Sono terminate le scuole per gli studenti della generazione Covid. E otto milioni di studenti che attendono ancora di avere risposte  sul rientro in classe a settembre.

“Tutti all’ultimo banco nella scuola dimenticata” scrive Carlo Verdelli in un editoriale sul Corriere della Sera di oggi, in cui senza sconti si mette il dito nella piaga. La scuola non è stata per questo governo una priorità sociale, al contrario di altri paesi europei, dalla Germania alla Danimarca, “ma persino in Paesi più fragili come Grecia e Portogallo” dove si è “(…) tentato di cucire la ferita aperta dalla pandemia mettendo per i primi i bambini”.

La didattica a distanza ha escluso un alunno su due “aggravando una povertà educativa che secondo l’Istat ha ormai superato i 2 milioni di minori, un quarto del totale”. L’Italia, con il più basso tasso di laureati in Europa e uno dei più alti di abbandono scolastico (un milione di giovani in dieci anni, dati ISTAT), è all’ultimo posto dei paesi OCSE per la spesa pubblica destinata all’istruzione.

Attraverso progetti educativi in Italia, da #tu6scuola a Piccoli che valgono, CIAI fa parte di quel Terzo settore che ha continuato a lavorare e impegnarsi durante la pandemia per garantire a tutti i bambini e ragazzi il diritto alla scuola come luogo di crescita dell’individuo e di relazione con il mondo. Così ha detto Luca Meschi, Direttore Territoriale Italia di CIAI. Abbiamo visto lo sforzo degli insegnanti e di tutti gli operatori della scuola: anche con il  sostegno nostro e dei partner di progetto abbiamo cercato di trasmettere ai ragazzi quell’attenzione e quell’ascolto necessari perché nessuno si sentisse e fosse escluso, dalla didattica alla relazione con i pari e con gli insegnanti.

Come ribadisce oggi Verdelli, la scuola è stata dimenticata e non vi sono prospettive chiare, a differenza di quanto accade in altri paesi.

E se in un momento di emergenza la politica definisce molte priorità tranne la scuola, che messaggio stiamo dando a bambini e ragazzi? La scuola, il vostro futuro, non è una priorità” .

Domani, 18 giugno, alle 18.30, durante il quarto CIAI Talk si parlerà del valore della scuola e dei bisogni di bambini e famiglie in Italia.
Nella diretta Facebook e Youtube saranno presenti Paola Crestani (presidente CIAI), Arianna Saulini (coordinatrice gruppo CRC) e Simona Rotondi  (Attività istituzionali Con i Bambini).

La scuola fuori da scuola: ne parliamo con Paola Cristoferi

 

Ignorata, sotto osservazione, al centro di confronti e di conversazioni. È la scuola, luogo in cui si sono concentrati, durante il lockdown, scarse attenzioni e insieme ipotesi fantasiose sul ritorno in classe, di cui i divisori in plexiglas sono diventati l’emblema.

Nel mezzo, quasi non fossero rilevanti, bambini e ragazzi, i cui diritti all’educazione, alla socialità, all’esperienza di vita sono stati compressi in modo significativo. Lasciando un segno, in alcuni casi un trauma, confermato dagli esperti, che non potrà essere trascurato alla ripresa.

Ne abbiamo parlato in questo spazio web anche di recente, grazie all’editoriale scritto per noi dal maestro e giornalista Alex Corlazzoli.

E dalle pagine de Il Fatto Quotidiano, Corlazzoli ha dato notizia di alcune nuove proposte della task force della ministra Azzolina, presentate dal coordinatore Patrizio Bianchi. Tra queste, la possibilità di ripensare le lezioni in funzione di nuove geometrie all’interno degli spazi scolastici, per favorire in modo nuovo l’apprendimento.

Abbiamo chiesto un parere a Paola Cristoferi, coordinatrice dei progetti educativi di CIAI e promotrice, attraverso il progetto #tu6scuola, di un nuovo modello fare scuola (foto). 

 

“In queste ultime proposte vi sono elementi interessanti, che ci trovano in linea con la nostra strategia progettuale. In primis perché si parla di una più attiva relazione con il territorio. Già da un anno e mezzo lavoriamo con l’idea di aprire le sei scuole ai sei territori, convinti che apprendimento e conoscenza avvengano anche attraverso lo scambio con l’esterno, capace di dare linfa alla scuola.

Non sono i banchi a ‘fare’ la scuola, dunque…

Quando si parla di educare ‘all’aperto’ si intende molto, ovvero si include il coinvolgimento delle realtà locali; in quanto a spazi aperti si intendono associazioni, oratori, realtà vicine alle scuole, quello che per noi e i nostri partner è parte integrante del concetto di comunità educante. Quello che si chiede è adesso di ripensare il nuovo anno di lavoro proprio nell’ottica della più significativa presenza delle scuole nei territori. Alla base del progetto #tu6scuola c’è un principio: scuola significa tutte le persone che la fanno – dai docenti ai genitori fino a quegli educatori non formali che con la scuola interagiscono, dall’allenatore di basket al cartolaio, al libraio di quartiere, per intenderci. Riflessioni che sono al centro del lavoro di riprogrammazione delle ‘nostre’ sei scuole in queste settimane.

Il parco attorno all’ICS Rovellasca (CO)

Monica Guerra docente e referente dell’associazione Bambini e Natura, parla del “fuori” come luogo di apprendimento…

Certo, anche eventuali spazi nuovi nelle rispettive comunità educanti – penso alle città di #tu6scuola, Milano, Rovellasca, Ancora, Città di Castello, Palermo e Bari – possono essere luoghi di apprendimento. Soprattutto dopo un periodo così faticoso come quello che hanno vissuto.

Questo prevede il dialogo con le realtà del territorio – associazioni sportive, culturali, di genitori… – perché tutti, come ben esemplifica il nome del nostro progetto, sono scuola e hanno responsabilità educativa nei confronti dei ragazzi.

Quale attività di #tu6scuola rappresenta un nuovo modo di apprendere e crescere?

Molte, ma mi soffermerei sui nostri laboratori Saltaclasse.

Se si creano le condizioni di apprendimento non formale, non frontale e partecipativo, attraverso spazi educativi diversi, il rapporto con la natura o l’arte – come per la narrazione creativa del Cinegame -, è possibile generare motivazione e aumentare senso di appartenenza al gruppo classe, alla scuola, al valore dell’apprendimento per la crescita individuale. Ed è proprio il senso di appartenenza che è andato in crisi dopo il lockdown. Inoltre, fatto confermato dagli studi sulle neuroscienze, il coinvolgimento emotivo e la pluralità di linguaggi stimolati da queste attività, rafforzano e stimolano il processo di apprendimento 

Un’ultima riflessione sulla tanto discussa DAD – Didattica a distanza: cosa dobbiamo aspettarci da settembre?

Non sta a noi decidere noi cosa accadrà. Senz’altro però possiamo e vogliamo sostenere le scuole sia da un punto di vista materiale sia metodologico in tema di DAD.

La didattica a distanza  può essere utile se democratica, inclusiva e accessibile per tutti, mentre non lo è – anzi può creare effetti negativi – se si limita ad essere didattica di emergenza. E siamo consapevoli che richieda anche una formazione specifica, perché una lezione in DAD è diversa da una lezione tradizionale di tipo frontale.

Come #tu6scuola, insieme ai partner, stiamo pensando a come valorizzare l’esperienza fatta, in un’ottica però di didattica mistaIl digitale non è da demonizzare, soprattutto per quanto è accaduto in questi mesi. I ragazzi hanno, da soli, acquisito competenze che li hanno rafforzati nelle loro capacità. Quindi, da settembre, sanno di poter imparare anche in altro modo.

#tu6scuola a Milano: 10 mosse (teatrali) per prepararsi agli esami

Fare un esame è un po’ come andare in scena: si impara la parte, si entra nel personaggio, si affronta un pubblico.

A Milano, i ragazzi di #tu6scuola hanno avuto due alleati speciali per prepararsi alla presentazione dell’elaborato finale: Paola Scalas e Fabio Pardini. Due professionisti del teatro e della formazione, protagonisti di azioni di progetto dedicate a studenti e insegnanti.

Con loro, gli esaminandi hanno lavorato per arrivare al meglio a questo importate appuntamento, imparando come memorizzare “la parte”,  gestire l’emozione, allenare la voce e prepararsi al “debutto”, alla maniera dei veri attori.

Un lavoro che sarà sicuramente molto utile per questo “esame” e per tutti quelli futuri. E non solo ai ragazzi!
Questa mini dispensa riassume in 10 punti tutte le mosse utili per prepararsi a tutte le occasioni in cui la vita ci inviterà ad andare in scena:

>>> Training presentazione elaborato classi III.doc

…e se la tensione si fa sentire? Nessun problema: ascoltate questo file audio e provate questa tecnica di rilassamento guidato dalla voce di Paola Scalas:

In bocca al lupo!

 

 

Paola Scalas, docente di teatro, attrice e regista. Conduce diversi laboratori teatrali per la scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado. Collabora come animatrice e pedagoga con associazioni che operano sul territorio con progetti educativi. 

 

Fabio Luigi Pardini, animatore teatrale, educatore e professional counselor. Crea e conduce laboratori teatrali e progetti di educazione socio-affettiva con bambini, preadolescenti e adolescenti, in collaborazione con varie associazioni.

 

Osservatorio Scuola: l’editoriale di Alex Corlazzoli

La scuola è finita, eppure ci sembra di vivere ancora un tempo sospeso. Così che salutarci con ‘arrivederci a settembre’ suona strano per tutti, per i ragazzi, soprattutto, che faticano a vedere orizzonti definiti.
Nell’avvicendarsi in queste settimane di tesi, proposte, idee, annunci, #tu6scuola ha adattato le sue attività nei mesi di lockdown ed ora è al lavoro insieme alle scuole per la riprogrammazione delle azioni.
Consapevoli che il confronto sul mondo della scuola ci accompagnerà tutta l’estate, da oggi dedichiamo spazio a opinioni e proposte che ci aiutino a orientarci meglio, a fare tesoro delle lezioni apprese durante questi mesi fuori dalle classi e a riprogettare il futuro in una realtà già diversa da come l’abbiamo lasciata.
Siamo felici di inaugurare questo spazio di confronto con un amico di CIAI, Alex Corlazzoli, maestro e giornalista che vive la scuola da un osservatorio particolare e la racconta con passione su Il Fatto quotidiano, Altraeconomia e altre testate. “Tutti in classe” (Einaudi, 2013) è uno dei suoi libri più noti, in cui racconta il quotidiano suo e dei ragazzi, insieme, in classe.
Ad Alex abbiamo chiesto un editoriale,  uno sguardo sulla prossima ripresa così carica di incognite.

 

In queste settimane abbiamo letto di tutto e di più in merito alla riapertura della scuola a settembre.  Finora vi sono molti dubbi e poche certezze. L’unico punto fermo è che la scuola riaprirà. L’idea iniziale circolata al ministero di continuare con la didattica a distanza, soprattutto alle superiori è stata messa da parte per piegarsi ai voleri dell’economia. Si è tolto il velo sull’idea di scuola che spesso qualcuno ha nel nostro Paese: un parcheggio, un luogo dove lasciare i bambini mentre i genitori lavorano. Eppure non dovrebbe essere così: dovremmo voler tornare a scuola per ridare ai nostri bambini e ragazzi uno spazio dove giocare, dove apprendere, dove mettersi in gioco.

Il tema degli spazi e del personale

Il ritorno a settembre in aula finora è stato affrontato solo dal punto di vista igienico sanitario ma non pedagogico e sanitario. Le indicazioni emerse dal Comitato tecnico scientifico arrivano da persone che non conoscono la scuola italiana o fingono di non sapere come sono fatte la maggior parte delle nostre aule. 

Il Cts chiede che vi sia nelle classi un metro di distanza tra un banco e l’altro. Chi insegna sa bene che nelle nostre aule c’è una media di 20-22 bambini e che lo spazio è così esiguo da non farci stare nemmeno un armadio a volte. Pensare di avere un distanziamento come quello prospettato significa spezzare la classe. Dividere il gruppo vuol dire avere altri spazi che non sempre ci sono. Anzi nella maggior parte delle scuole italiane mancano proprio.

Altra possibilità è quella di fare dei turni al mattino e al pomeriggio ma in questo caso andremmo incontro alla necessità di avere del personale docente in quantità maggiore. Altra questione: la didattica. Per anni abbiamo parlato e discusso della necessità di abolire la lezione frontale, di passare ad un nuovo modo d’insegnare ma la disposizione dei banchi non è casuale. I maestri sanno che il lavoro in aula è condizionato dall’arredamento scolastico.

Distanze, orari, pedagogia e didattica

Avere 15 bambini separati l’uno dall’altro significa fare solo lezione frontale, abolire l’idea del lavoro in gruppo. Nella riunione a palazzo Chigi con il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, è balenata persino l’idea di mettere dei plexiglass tra un banco e l’altro: ma v’immaginate i bambini che si parlano attraverso queste barriere? E come potremo noi maestri fare una didattica diversa? 

I metri, poi, diventano due se siamo in palestra. Dal punto di vista logico tutto fila: in quello spazio, in genere (non sempre) più grande dell’aula c’è la possibilità di avere più distanziamento. Il Cts sembra non aver parlato con alcun insegnante di educazione fisica della scuola primaria: che lezione di motoria si può fare divisi a due metri di distanza? Addio al gioco, elemento fondamentale nella scuola primaria. 

Infine non possiamo non parlare degli ingressi e delle uscite dalle scuole. Gli esperti pensano a entrate scaglionate. Ora, in una scuola di paese dove ci sono cinque classi può essere tutto facile, ma se andiamo a Milano o a Roma abbiamo anche tre, quattro classi per grado. Facciamo due calcoli: se in un plesso vi sono quindici classi a che ora entrerà a scuola l’ultima classe? O forse gli esperti pensano di far iniziare la scuola all’alba? 

Adesso si attendono le indicazioni della task force presieduta da Patrizio Bianchi. In quel “comitato” non ci sono maestri e professori ma c’è almeno qualche preside e qualche pedagogista. Speriamo che almeno in quel tavolo si sia fatto qualche passo in più rispetto al Cts. 

Nuovi temi al rientro

Il ritorno a scuola a settembre dopo mesi di didattica a distanza e 1,3 milioni di alunni che non sono stati raggiunti esige un approccio nuovo, una didattica diversa da quella messa in campo finora. Per prima cosa i maestri e i professori dovranno avere gli strumenti per affrontare alcuni temi che i bambini hanno vissuto: la morte, la sofferenza, la malattia. La “nuova” scuola dovrà tener conto di quanto abbiamo imparato a fare con la didattica a distanza e non dovrà gettar via l’esperienza accumulata in questi mesi.

Le precauzioni essenziali

È chiaro che dovremo avere delle precauzioni,  ma come hanno scritto un gruppo di medici in questi giorni basterà seguire le norme igieniche principali.  I bambini sono raramente responsabili del contagio di persone adulte. Secondo una ricerca effettuata in Svizzera su un gruppo di 39 famiglie con bambini affetti da Covid-19, solo in tre casi i bambini sono risultati essere il vettore dell’infezione all’interno della famiglia. Negli altri 36 casi sono stati infettati da familiari. 

Cosa fare quindi per il rientro a scuola? I rischi maggiori riguardano gli adulti, sono le famiglie e il personale che dovrebbero essere salvaguardati a partire dalla distanza di sicurezza, inoltre, aumentare il tempo scuola significherebbe diminuire la possibilità di contagio dei giovani, dal momento che diminuirebbe il tempo di contatto con gli adulti.

Il rientro a scuola, secondo questi medici, potrebbe avvenire con regole meno stringenti: “Il personale e gli studenti dovrebbero praticare una buona igiene per prevenire la diffusione di Covid 19. Ciò include lavarsi le mani a intervalli regolari, coprire la bocca e il naso con un gomito o un tessuto piegato quando si tossisce o starnutisce”. 

Infine altri due aspetti non meno importanti dei precedenti. 

Recuperare i “dispersi”

Il primo: il ministero e la sua task force dovrebbero dare indicazioni in merito a quell’1,3 milioni di alunni dispersi. I primi mesi di scuola dovranno permettere a tutti di riprendere dallo stesso punto di partenza. Per questo abbiamo bisogno di più insegnanti, di un surplus di docenti che possano organizzare un percorso di recupero. 

La scuola fuori da scuola

Il secondo: la scuola all’aperto. Questo momento non può che essere l’occasione per iniziare a dare spazio a queste esperienze, dando avvio non tanto a singole e singolari sperimentazioni ma ad una prassi che permetta, ove è possibile, di imparare in natura e non solo.

Alex Corlazzoli

#tu6scuola: presto in uscita i nuovi Cinegame di Milano e Rovellasca

Sembra passata una vita dal giorno delle ultime riprese per il Cinegame a Milano e forse in un certo senso è proprio così.

Nei prossimi giorni, però, si torna ad assaporare la normalità “speciale” di #tu6scuola, con la presentazione, rigorosamente da remoto, di due nuovi episodi del Cinegame. Protagonisti saranno i ragazzi di Milano e Rovellasca, che hanno potuto completare le riprese prima della chiusura delle scuole.

Alla presentazione non mancherà naturalmente anche il team di Cinemovel Foudation, partner di CIAI e guida di ragazzi e docenti in questa avventura. Sarà bello ed emozionante rivedersi, rivedere il lavoro straordinario fatto insieme e iniziare a pensare al prossimo anno. Vi racconteremo tutto in un prossimo articolo.

…E gli altri ragazzi? Niente paura, non vi dimentichiamo: stiamo già studiando come sarà possibile recuperare il tempo perduto nei prossimi mesi.

Gli episodi della prima e seconda stagione sono visibili sulla piattaforma Cinegame sviluppata da Gnucoop.

Didattica a distanza: parliamo di metodo

L’anno scolastico sta per terminare e e il pensiero di tutti, alunni, docenti, educatori e genitori, è rivolto alla ripresa a settembre.

Nell’attesa di certezze e di capire quale nuovo equilibrio aspettarci tra didattica in presenza e a distanza, abbiamo fatto una chiacchierata con Feldia Loperfido, psicoterapeuta, dottore di ricerca in psicologia dell’educazione e formatrice, e con Giuseppe Ritella, psicologo dell’educazione, ricercatore e formatore insegnanti, rispettivamente cofondatrice e socio di Faber City, partner di #tu6scuola nel territorio di Bari.

Una delle slide a supporto della formazione insegnanti

La didattica a distanza è qualcosa a cui nessuno era preparato e che ha messo tutti alla prova. Anche a Bari le attività di aggiornamento insegnanti, orientamento e sostegno allo studio sono state in molti casi convertite in “assistenza tecnica”, cosa ci potete raccontare di questo?

Il tema della competenza digitale è centrale, tanto per gli studenti, quanto per i docenti.

Gli insegnanti avevano livelli molto diversi di confidenza e di dimestichezza con le tecnologie digitali e l’esperienza ci ha mostrato che neppure i ragazzi erano disinvolti come si sarebbe potuto pensare.
Nel caso dei docenti, poi, si è riscontrata una doppia difficoltà, perché oltre a dover conoscere i nuovi strumenti a disposizione, si sono trovati a dover fare a loro volta da guida per i ragazzi. E, in generale, senza essere formati per farlo.

Parliamo di supporto tecnologico durante le videolezioni?

Anche, ma l’aspetto tecnico è fortemente connesso a quello educativo. Facciamo un esempio molto semplice: saper impostare o modificare una password significa anche comprendere il significato reale di un account virtuale, cogliere l’importanza di avere cura dei propri dati sensibili. La cittadinanza digitale comporta diritti e doveri: è un tema non scontato, verso cui serve accompagnare i ragazzi.

Per questo l’azione di Orientamento Studenti, da orientamento per le scelte di vita, è diventata prevalentemente orientamento digitale.

Qualcosa di simile ha riguardato la proposta formativa per l’aggiornamento insegnanti, giusto?

Una delle slide a supporto della formazione insegnanti

In parte sì, anche se avevamo già in progetto dei moduli formativi su TIC (Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione), Robotica e Didattica per competenze. 

Abbiamo modificato il nostro programma originario sulla base delle scelte della scuola, per permettere ai docenti di conoscere e utilizzare al meglio la piattaforma indicata per la didattica. Abbiamo optato per la flessibilità, proponendo alcuni incontri con un tema prestabilito e altrettanti on demand, dedicati a risolvere dubbi e problematiche specifiche.

Problematiche più tecniche o metodologiche?

Una delle slide a supporto della formazione insegnanti

Vanno di pari passo. 

La tendenza istintiva da parte dei docenti è quella di trovare il modo di replicare la lezione frontale, in presenza, attraverso il device. Ma una spiegazione di due ore continuative, così come viene fatta in classe, non è sostenibile a distanza e su schermo. Va impostata in modo completamente diverso.

Conoscere le funzionalità offerte dalla piattaforma è essenziale per comprendere come è possibile (e necessario) progettare una lezione in modo da renderla più coinvolgente e interattiva. E quindi più efficace.

In altre parole, si lavora a una migliore gestione della classe e al contempo si porta avanti una didattica per competenze, che dà più spazio agli studenti.

Una delle slide a supporto della formazione insegnanti

Qualche esempio?

Nel caso di Bari, si è deciso di creare gruppi di lavoro divisi per materia. Abbiamo quindi visto quali strumenti potessero valorizzare i contenuti delle diverse materie: lavagne digitali, condivisione di video, quiz e brainstorming.

La progettazione della lezione deve poter contare su tutte queste opportunità.

Dividere la classe in piccoli gruppi, anche per creare lezioni più mirate, è utile a vostro avviso?

Sicuramente è utile poter vedere più facilmente tutti i ragazzi partecipanti alla lezione ed è anche più semplice coinvolgere tutti.

Sul piano didattico è certamente un’opportunità interessante, che permette di modulare i contenuti e il ritmo della lezione sulla base dei partecipanti. Va però evitata una eccessiva rigidità nella divisione. L’obiettivo, nel medio periodo, dovrebbe essere di rimescolare nuovamente i gruppi e ricreare la varietà della classe: potrebbe essere uno degli obiettivi per la ripresa.

Il murales realizzato lo scorso anno all’I.C. CEGLIE – MANZONI LUCARELLI di Bari

La ripresa… come la immaginate?

Difficile prevedere se, quando finalmente riapriranno le scuole, prevarrà la voglia di continuare a coltivare le nuove modalità sperimentate, o piuttosto il desiderio di “disintossicarsi” dal digitale. 

Come in ogni cosa, però, sarà importante saper fare tesoro dell’esperienza: la formazione di oggi serve anche a questo.

Oggettivamente, viviamo in un mondo pervaso dal digitale ed è logico immaginare che anche la scuola prosegua il cammino in questa direzione, con una didattica blended, che preveda cioè la combinazione di TIC e modalità in presenza.

Da parte dei docenti di Bari abbiamo riscontrato grande partecipazione agli incontri (complice anche la comodità della fruizione in streaming) e molta determinazione nel mettersi in gioco. Una grande energia che promette di non esaurirsi.

Che cosa pensate del tema delle valutazioni?

Si ratta di un tema delicato, sia la valutazione degli alunni, sia quella della stessa DAD.

Questa modalità, alla quale siamo stati in qualche modo costretti, non è in sé migliore o peggiore della didattica in presenza: semplicemente è diversa. E diverso è il risultato che ha perseguito e persegue.

In questi mesi così traumatici, specialmente per i ragazzi e le fasce più fragili, la scuola è stata prima di tutto un punto di riferimento.
Il suo scopo prioritario è stato il benessere dei ragazzi, lo sforzo più grande di tutti noi attori della scuola è stato rivolto a non lasciare indietro nessuno, continuando il lavoro di contrasto alla povertà educativa e alla dispersione scolastica. 

In quest’ottica è evidente come il tema dei voti in pagella passi davvero in secondo piano.

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