La Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia per CIAI rappresenta un’occasione per continuare a riflettere su come discriminazioni, stereotipi e carenze formative possano incidere concretamente sui servizi che si occupano di tutela minorile, affido e adozione.
L’impegno di CIAI su questi temi va avanti ormai da molti anni e, dal 2020, si è tradotto anche in percorsi formativi rivolti alle figure professionali che lavorano nell’ambito dell’affido e dell’adozione, dedicati ai temi dell’omogenitorialità, dell’accoglienza di bambine e bambini all’interno di famiglie composte da persone LGBTQIA+ e, più recentemente, dell’adozione da parte di persone single alla luce della recente sentenza della Corte costituzionale che ha dichiarato illegittima l’esclusione delle persone single dall’adozione internazionale.
I corsi sono tenuti da Diego Lasio, psicologo e psicoterapeuta, professore associato all’Università di Cagliari e consulente CIAI, e da Marco Chistolini, psicologo e psicoterapeuta esperto di tutela minorile, affido e adozione e responsabile scientifico di CIAI.
Le attività formative si intrecciano con il lavoro di ricerca sviluppato insieme al Dipartimento di Pedagogia, Psicologia, Filosofia dell’Università di Cagliari nell’ambito del progetto QueerIS – Queer Intimacies and Services, finanziato dalla Fondazione di Sardegna, di cui Diego Lasio è responsabile scientifico.
Ricerca, formazione e tutela dei diritti
Le attività di ricerca sviluppate nell’ambito del progetto QueerIS si concentrano su due principali linee di lavoro: da una parte, le esperienze delle persone LGBTQIA+ nei percorsi di affido e di adozione in casi particolari; dall’altra, la preparazione e gli atteggiamenti delle figure professionali che operano nei servizi di tutela minorile, affido e adozione.
“Le ricerche mostrano che molte persone LGBTQIA+ devono ancora affrontare percorsi caratterizzati da incertezza, invisibilità e dalla sensazione di dover continuamente spiegare o giustificare la propria famiglia”, spiega Diego Lasio. “Spesso mancano linee guida condivise e percorsi formativi specifici, e questo produce ambiguità e difficoltà sia per le famiglie sia per chi lavora nei servizi”.
Allo stesso tempo, i dati mostrano anche esperienze positive e percorsi di cambiamento. In molti contesti emerge infatti che le figure professionali sono aperte al confronto e cercano di costruire pratiche più inclusive e attente ai bisogni delle persone coinvolte.
Secondo Lasio, uno degli aspetti più rilevanti riguarda proprio il ruolo della formazione: “Tra le figure professionali emerge spesso un atteggiamento di apertura verso l’omogenitorialità e verso l’affido da parte di persone LGBTQIA+, ma molte persone riferiscono di non aver ricevuto una preparazione specifica su questi temi durante il proprio percorso formativo”.
L’acquisizione di maggiori competenze professionali in tema di omogenitorialità diventa quindi un modo per garantire i diritti dell’infanzia: “Le ricerche internazionali, infatti, mostrano da tempo che il benessere delle bambine e dei bambini non dipende dall’orientamento sessuale delle figure genitoriali, ma dalla qualità delle relazioni affettive, di cura e di supporto presenti nel contesto familiare. In questo senso, le famiglie LGBTQIA+ rappresentano una possibile e importante risorsa anche nei percorsi di affido e adozione” aggiunge Lasio.
Affido, adozione e pluralità familiare
Le ricerche sviluppate all’interno del progetto QueerIS evidenziano come molte famiglie omogenitoriali vivano i percorsi di genitorialità e accoglienza con grande consapevolezza e attenzione alle relazioni di cura, al dialogo con i servizi e al rapporto con le famiglie d’origine.
Dalle interviste emerge anche quanto il riconoscimento da parte delle figure professionali possa fare la differenza nell’esperienza delle famiglie: sentirsi accolte, ascoltate e non continuamente messe alla prova contribuisce infatti a rendere i percorsi di affido e adozione più sostenibili e sereni.
Allo stesso tempo, la ricerca evidenzia come molte delle difficoltà incontrate non derivino da ostacoli espliciti, ma da ambiguità normative, carenza di informazioni e assenza di pratiche consolidate. “In diversi casi”, sottolinea Lasio, “le persone raccontano di aver avuto la sensazione di dover spiegare continuamente la propria famiglia o di dover dimostrare più di altri genitori la propria adeguatezza genitoriale”.
Il lavoro di CIAI su questi temi prosegue anche attraverso momenti di confronto e formazione. Questi temi sono stati al centro dell’evento formativo realizzato a Napoli il 16 aprile scorso da CARAXE in collaborazione con CIAI e il Centro di psicoterapia e psicologia territoriale, dedicato alla pluralità familiare e alle trasformazioni dei servizi di tutela minorile. Il 28 maggio Diego Lasio terrà inoltre un webinar gratuito dedicato all’omogenitorialità, all’affido e all’adozione, nel quale saranno presentati alcuni risultati delle ricerche sviluppate nell’ambito del progetto QueerIS e verranno proposti strumenti di riflessione e indicazioni utili per le figure professionali che operano nei servizi di tutela minorile, affido e adozione.
Per CIAI, contrastare omofobia, bifobia e transfobia significa anche costruire servizi più competenti e inclusivi, capaci di riconoscere la pluralità delle famiglie e di mettere davvero al centro il benessere di bambine, bambini e adolescenti.
