COSTA D’AVORIO – AMICI

Disoccupazione, mancanza di opportunità, situazione sociale complessa, assenza di reali prospettive per il futuro: queste le cause che, in Costa d’Avorio, spingono molti bambini e ragazzi a ricorre alla migrazione irregolare come all’unica strada percorribile. Finire vittime di tratta è il destino di molti di loro.
Bisogna interrompere questo circolo vizioso, partire dalle cause del fenomeno e intervenire assicurando reali e concrete possibilità ai giovani di queste comunità affinché possano costruire nel loro paese un futuro possibile.

Il progetto agisce su due fronti: nei villaggi, sostiene l’imprenditoria in ambito agro-pastorale per 3mila giovani uomini e donne fornendo innanzitutto formazione, e poi un “Toolkit” e comprendente attrezzature agricole, sementi e piantine (anacardi, arachidi, mais, banani..), capi di bestiame (suini, ovini, pulcini etc), materiali per la costruzione di stalle e recinti. Al termine della formazione, ogni giovane dovrà ricomporre un Toolkit per un altro beneficiario, così da innescare un circolo virtuoso. formazione. Nella capitale Abidjan, invece si è attivata una rete di protezione per bambini e ragazzi di strada (8-15 anni), ideando progetti di vita personalizzati, garantendo accoglienza, procedure di identificazione, educazione e, quando possibile, reinserimento familiare o in comunità.

“Moltissimi giovani intraprendono il cosiddetto “viaggio della speranza”, alla ricerca di una vita migliore. Chi è sbarcato in Europa alimenta il mito di una terra promessa, suscitando in chi si trova dall’altra parte dell’oceano invidia e desiderio di emulazione. Ammettere che la realtà non corrisponde alle aspettative e che la vita è più dura del previsto non sono opzioni contemplate dalla maggior parte dei giovani immigrati africani. E così, un circolo vizioso si consolida” Daniela Gelso, sede CIAI di Abidjan.

Partner
Interlife, ANADER, DGIE-Direction Generale des ivoriens de l’exterieur, SOS Migration Clandestine,”Ministère de la promotion de la Femme, de la famille et de l’Enfant”, DDE-CI, Foyer Don Bosco Abidjan, MESAD

Donor
Ministero dell’Interno
Il Progetto #amici fa parte della campagna #non6solo

AMICI

ETIOPIA – Protect
Protezione dei bambini del Gamo Gofa dal traffico e dallo sfruttamento

In Etiopia il fenomeno del traffico di minori è purtroppo estremamente diffuso specialmente nelle aree rurali e la zona del Gamo Gofa, a sud, è particolarmente colpita: una volta rapiti, i bambini vengono sfruttati e impiegati nelle piantagioni, nei laboratori tessili o come collaboratori domestici.

Con questo progetto si intende rafforzare il ruolo delle autorità locali, dei rappresentanti della società civile e delle comunità per lo sviluppo di un sistema integrato di protezione dei bambini a rischio di traffico o sfruttamento. Si metteranno in campo azioni volte a: rafforzare il sistema educativo (creazione di club scolastici, formazione delle PTSAs, formazione di dirigenti scolastici e insegnanti, costruzione di infrastrutture child friendly); sensibilizzare la comunità (incontri comunitari, programma radiofonico dedicato, campagna pubblicitaria antitraffico); creare un network antitraffico e aprire un centro di accoglienza per i bambini che si sono spostati dai loro villaggi.

“E’ molto importante creare una vera e propria rete per sensibilizzare tutta la comunità su questo problema. Perché è e deve essere percepito come un problema di tutti. Sono coinvolte le famiglie, gli insegnanti, i poliziotti, persino i conducenti di autobus: tutti sanno che devono attivarsi se vedono un bambino che si aggira da solo, prima che finisca nella rete dei trafficanti.” Chiara Biffi, Responsabile CIAI Etiopia

Partner GGDA – Gamo Gofa Development Association

Donor Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo AICS ,MAECI, privati

CAMBOGIA – Contro lo sfruttamento del lavoro minorile

Sensibilizzare per prevenire

Nonostante una recente crescita economica, il tasso di povertà in Cambogia è ancora fra più elevati del Sud est asiatico: circa il 30% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà. E’ il caso della provincia di Siem Reap nella quale si sviluppa il progetto: il fiorire del turismo nella zona – si trovano qui i famosi templi di Angkor- non favorisce certo le fasce di popolazione più povera e stimola, al contrario, lo sfruttamento lavorativo che coinvolge anche i più giovani. In questa zona si assiste alla costante crescita del numero di bambini coinvolti in attività economiche, spesso legate al turismo. Sempre, ovviamente, all’insegna dello sfruttamento.

Per modificare questa situazione è importante far comprendere ai bambini e agli adolescenti, alle famiglie, ai membri delle comunità e al pubblico in generale il valore dell’istruzione, collegandola anche a possibilità future di lavori meglio remunerati e più sicuri, se qualificati. Una adeguata formazione, con attività di vario genere e a diversi livelli, sensibilizzerà sui rischi legati al lavoro minorile. Molto importante è la collaborazione con l’associazione di giovani artisti Tlaitno (ballerini, cantanti, musicisti) che si esibisce nelle scuole e nelle comunità e, attraverso spettacoli molto coinvolgenti, fa comprendere ai bambini (e non solo) i rischi legati allo sfruttamento del lavoro minorile.

“Tutti noi lavoravamo nei locali per i turisti senza alcuna protezione sociale e per pochi soldi. Gli accordi di lavoro non veniva mai rispettati. Poi, nel 2012 abbiamo deciso di creare questa associazione siccome siamo molto serie e preparati possiamo rivendicare i nostri diritti: oggi lavoriamo solo in situazioni regolari e protette. Non pe nulla il nome Tlaitno significa ‘dignità’””. Vanna, associazione Tlaitno

Partner Tlaitno “Dignity”-Association of Artists
Donor Privati

AFGHANISTAN – ATFAL

Bambini in conflitto, con la Legge non con il Diritto

Il sistema di giustizia minorile in Afghanistan penalizza pesantemente i soggetti che dovrebbe proprio tutelare, i bambini e soprattutto le bambine. I bambini e le bambine sono vittime di arresti arbitrari e nel periodo di detenzione subiscono spesso torture e abusi. Non è prevista alcuna forma di riabilitazione. Una bambina può finire in carcere solo perché è scappata di casa per sottrarsi a matrimoni precoci, anche con i con uomini anziani.

Il problema è innanzitutto culturale: di fronte alla legge, i bambini vengono trattati come degli adulti e ciò li sottopone a gravissimi pericoli, soprattutto le bambine c Da un lato, quindi, si deve far comprendere queste differenze e dall’altro intervenire sui minori già reclusi. Supporto specialistico legale e psicologico, percorsi di riabilitazione, formazione e svago per i bambini e le bambine già reclusi; l’ assistenza dopo la reclusione, al fine di favorire il reinserimento sociale, comporta anche formazione professionale.
Essenziale è il coinvolgimento di tutti gli attori in scena: dai funzionari del Ministero di giustizia minorile alle comunità locali, dai magistrati ai rappresentanti della polizia e degli assistenti sociali, dai capi religiosi, ai gruppi di donne, dai membri dei consigli degli anziani agli insegnanti, fino agli operatori dei media locali. Il progetto coinvolge le carceri di Herat e Kabul.
Molto importante è stata la ricerca iniziale sulla giustizia minorile in Afghanistan, condotto con la collaborazione del Ministero della giustizia http://www.youblisher.com/p/1418078-/

“K. ha 15 anni e ha subito violenza da parte del padre da più di 4 anni. Dopo la morte di sua madre scappa da casa e si rifugia dalla nonna. Si rifiuta di tornare a casa per cui il padre la denuncia e viene arrestat”. (dal dossier del “Caso n. K61”, Carcere minorile di Kabul)

Partner Aschiana

Donor MAECI, Fondazione Prosolidar, 8×1000 Chiesa Valdese

BURKINA FASO – PICAPS

Contrastare le cause dello sfruttamento del lavoro minorile.

In Burkina Faso nel 2015 il 39% di bambini tra i 5 e i 14 anni erano coinvolti nel lavoro minorile; di questi, il 36% erano femmine. A questo dato è importante affiancare quello sui bambini in età scolare non iscritti a scuola che, nel 2014, riportava un 32%. Il problema è complesso e come tale non può essere affrontato agendo su un solo fronte.

I punti di partenza della proposta di CIAI sono: il coinvolgimento delle diverse organizzazioni della società civile e la formazione dei membri dei consigli comunali, del Parlamento dei bambini e delle istituzioni sulla legislazione in materia di protezione dei bambini e delle bambine. Verranno nominati i comuni “Garanti dei diritti dell’infanzia”, che rispettino criteri prestabiliti, ed organizzati focus con responsabili regionali dei Ministeri coinvolti. La frequenza scolastica è un’altra delle carte vincenti: la presenza e frequenza scolastica verrà analizzata con metodi innovativi (riconoscimento facciale e si miglioreranno anche le strutture con la costruzione di 30 classi della scuola dell’obbligo con servizi igienici accessibili e sostenibili.
Verranno create 10 “classi ponte” per i bambini descolarizzati e incentivate registrazione allo stato civile e iscrizione scolastica delle bambine. La mancanza di prospettive lavorative e di sviluppo sono alla base di fenomeni come lo sfruttamento del lavoro minorile: le famiglie riceveranno quindi formazione e materiali per poter avviare attività generatrici di reddito.

“I bambini che incontriamo dicono di non andare a scuola perché insieme alle donne, vengono impiegati per andare a prendere l’acqua in un bacino ad un paio di chilometri di distanza. E di acqua, qui, ne serve tantissima“. Paola Crestani , presidente CIAI

Partner Municipalità dei 10 Comuni coinvolti; Direzione regionale della donna della solidarietà nazionale e della famiglia (DRFSNF), TAMAT; Interlife Onlus; Socialis, Centro studi in Imprese cooperative, sociali ed enti non profit, impresa sociale; Università di Brescia, Facoltà di economia e management; APRM Association pour la promotion du monde rural; CN/AEJTB, Coordination nationale des associations des enfants et jeunes travalilleurs du Burkina; APROJES, Association pour la promotion de la jeunesse du Sanguie; DREPPNF, Direzione regionale dell’educazione nazionale; DRFPTSS, Direzione regionale della funzione pubblica, del lavoro e della protezione sociale; MJDHCP, Ministero della giustizia e dei diritti umani e della promozione civica.

Donor Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo AICS